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Ieri è uscito un nuovo ebook per Quintadicopertina, Deep Web – La rete oltre Google – Personaggi, storie e luoghi dell’internet più profonda, scritto da Carola Frediani. È un testo avvincente: un’indagine sul Deep Web, fatta in presa diretta. Invece che scrivere qualcosa per sentito dire, Carola ha preso il suo Tor, è entrata del Deep Web e ha iniziato a parlare, cercare informazioni, intervistare persone virtuali e sconosciute.

Dal punto di vista strutturale il testo ci ha permesso di lavorare sulla marcatura dei nomi dei numerosi personaggi incontrati e citati nel corso dei collegamenti; ma anche delle cose: associazioni, siti, azioni di attivismo politico, strumenti. Questi dati li abbiamo poi elaborati per due fitti indici interattivi a fine volume e un breve glossario.

Con questo ebook abbiamo anche voluto dare due stimoli al mercato ebook.
Il primo è la creazione di una wired edition. Si tratta di un normale ePub2 che contiene un capitolo intitolato “Ultimi aggiornamenti”. Se si apre con Ade o Ibooks, il capitolo è vuoto, contiene solo un invito a connettersi a internet. Se si apre con altri programmi (trovate qua la lista), il capitolo si connette al server di Quintadicopertina e popola il capitolo con notizie e aggiornamenti scritti dopo l’uscita dell’ebook.
È in pratica un ebook autoaggiornante, che permette al lettore di seguire le notizie relative all’argomento a cui è interessato nel corso del tempo. Deep Web Wired Edition vuole essere un primo esempio concreto di quello che secondo noi un ebook potrebbe diventare: non soltanto una raccolta di informazioni, ma anche un portale di accesso a dati e narrazioni che cambiano nel tempo e che arrivano contestualizzate e armonizzate all’interno dell’ebook.

Lo stesso capitolo visto da Ibooks (sinistra) e da Bookreader (destra)

Lo stesso capitolo visto da Ibooks (sinistra) e da Bookreader (destra)

Il secondo stimolo è quello dei Bitcoin. Deep Web è acquistabile con Bitcoin, la criptomoneta di cui si parla anche all’interno dell’ebook. Il discorso qui è più complesso e non ha a che fare con l’impaginazione, quanto con la distribuzione e la libertà del testo. La scelta forte in questo caso è quella di non distribuire immediatamente questo ebook sugli store generalisti, ma di iniziare a venderlo in maniera indipendente sul negozio di Quintadicopertina e utilizzando modalità inedite di pagamento, come quella dei Bitcoin, che altrove non sono possibili.

È difficile provare a fare innovazione, anche sbagliando, se si seguono solo le strade segnate dai grandi player. Cosa unisce la wired edition ai Bitcoin e alla distribuzione indipendente? Entrambi sono metodi con cui l’autore e l’editore chiamano il lettore ad un dialogo diretto: feedback sul testo ma anche sull’impaginazione, sulla tecnologia, sulla fornitura di un servizio che perdura nel tempo.

Sono passate meno di 48 dal lancio di Deep Web e i lettori stanno premiando questa scelta indipendente: acquistando in Bitcoin, provando l’edizione wired, scrivendoci per chiederci informazioni.

Tutto questo non ha niente a che fare con la rivoluzione dell’editoria digitale, ma forse dice qualcosa (e neppure noi sappiamo bene esattamente cosa) sulla realtà contemporanea di chi fa editoria oggi, sui rapporti che cambiano con i lettori e con i gestori dei grandi canali di comunicazione informatica.

{che sta succedendo a cittadella?}

“A Roma, a Roma!” avrebbe scritto il novello Cechov se avesse potuto partecipare ai laboratori di creazione ebook di Quintadicopertina. Sono infatti ben due i corsi che andremo a portare nella capitale:

  • il 28/29 giugno, corso base, per imparare cosa è ePub, come farli e modificarli, convertire per Kindle, stampare in pdf, entrare nella filiera digitale, promuovere il proprio lavoro;
  • il 12/13 luglio, corso avanzato, per impaginare i propri ebook in maniera evoluta, interrogarli per ottenere indici, cronologie, bibliografie interattive, rendere dinamici disegni vettoriali, far parlare gli EPUB3, modificare il testo toccandolo, inserire video e suoni.

Nel sito di QuintaFactory trovi il programma dettagliato dei due corsi e tutte le informazioni su come iscriversi. Se ti iscrivi entro il 28 maggio c’è anche uno sconto promozione sulla quota. Spread the voice!

A proposito del corso e dell’impaginazione digitale, abbiamo scritto qualcosa che potrebbe interessarti su EPUB3 e impaginazione bibliografica sul sito di quintadicopertina, mentre nel mio log ho scritto qualche riflessione (cliccabile) su ebook enhanced e il sangue del multimediale.

Buona lettura.

Come è cambiato il digitale nel salone del libro a quattro anni dalla prima volta che lo abbiamo vissuto da editori digitali?
L’impressione è che il digitale resti un convitato di pietra all’interno del Salone. Non si vede il digitale e si ha anche difficoltà a toccarlo. Il Salone ha ancora radicata la sua natura di fiera a scaffali: è ancora un salone del libro, inteso come oggetto-merce primaria che permette agli standisti di ammortizzare più o meno significativamente la propria presenza. Del digitale si parla tantissimo, nella zona ebooktothefuture, si ripete il mantra del libro del futuro, ma non si è ancora trovata una formula che permetta al salone del libro di diventare un salone della lettura.

Gli attori del digitale sono costretti a formalizzare i propri contenuti in cartoline, collane, oggetti, per riuscire a trasmettere il bene ebook al pubblico. Devono munirsi di device, fare presentazioni, reading o qualunque altro modo per uscire dalla forma libro. Questo sforzo, creativo ed economico, è sostanzialmente demandato ai singoli attori. Non esiste una infrastruttura del salone che dia all’editore digitale la stessa strumentazione dello scaffale o del bancone di libri dell’editore tradizionale.

Non è un caso che gli editori digitali, nella zona digitale, siano una minoranza: vincono i distributori/store (IBS principalmente: Bookrepublic non c’era e Stealth non c’è da anni), le micro-startup e i servizi per self-publisher/editori. Rispetto agli anni passati spariscono gli stand dei produttori di tecnologia: Kindle era ospite di Giunti, Kobo appariva in uno stand semivuoto di Mondadori, Pocketbook in quello IBS e Onyx/Arta Tech in quello di Quintadicopertina.

Il pensiero, passeggiando lunedì nella zona digitale, è che per i digitali il salone del libro rappresenti un costo e un impegno: già dalla sera di domenica alcuni stand della zona digitale apparivano smontati alla ben e meglio e lunedì erano diversi i digitali che avevano rinunciato a fare da coreografia dei corridoi.

Eppure nell’ebookcafé mi sono trovato a discutere con altri editori digitali, mostrare soluzioni EPUB3, parlare delle politiche di questa o quella grande testata nazionale, curiosare nei prototipi di eReader e tablet ancora in uscita, scoprire ereader e device d’antan e le loro curiose specifiche, ascoltare poetesse/grafiche mentre mi mostravano le loro opere di letteratura elettronica. Di tanto in tanto nello spazio ebookcafé inculcato a forza nel salone tornava quello spirito pionieristico, digitale e creativo del mai dimenticato ebookfest di Fosdinovo. Rivisto alla luce di nuove parole come sostenibilità, risorse e mercato.

[continua?]

Sono stato al salone del libro, tutti i giorni dalle dieci alle dieci di sera, talvolta fino alle undici di sera. Non era la prima volta che con quintadicopertina andavamo al salone del libro, ma è stata una delle più piene che io abbia vissuto. Lo stand #ebookcafè era nella zona book to the future che dovrebbe raccogliere gli stand che maggiormente guardano all’innovazione e che per buona parte era occupata dallo stand del libraccio e da quello di alcuni produttori di giochi in scatola. La disintermediazione era un tema caro di questo salone, assieme a quello del respiro: corridoi più ampi, meno stand, meno editori, spazi regione a far da padrone assieme a quelli delle forze armate di diverse armi, zone barilla o chi per essa, venditori di cibo, domopack.
La parcellizzazione degli spazi stand ha fatto sì che quest’anno ci fossero spazi grossi come una cabina telefonica (gli spazi startup della zona digitale), e spazi grossi come due cabine telefoniche (gli spazi incubatore dove, incidentalmente, c’erano anche startup digitali). Le cabine telefoniche vere sarebbero venute comunque bene visto che la rete celluare o wi-fi erano quasi inutilizzabili.

Quest’anno, con altri tre editori digitali e con un partner tecnologico produttore di e-ink, abbiamo organizzato incontri, portato modelli prototipi di cellulari e-ink, fatto parlare autori, lettori, mostrato il codice, fatte performance: e tutto questo pagando il salone del libro e senza avere la seria possibilità di vendere ebook, anzi, dovendo affermare in qualche modo la propria presenza in un salone in cui si è elementi diversi.

Questo in un mondo di chiacchiere sul futuro del libro e dell’ebook, in cui si continua a preferire il guardar lontano per non prendersi carico della contemporaneità del digitale: progetti editoriali che vengono tagliati a fettine per abbassare i costi di vendita al dettaglio, snaturando la loro natura enciclopedica, grandi annunci di partnership tra attori nazionali e internazionali (Giunti-Amazon) che si riducono ad avere in vendita i Kindle in questa o quella catena di vendita libri e soprattutto accentramento sempre più importante attorno a soggetti transnazionali. Mentre ero al salone del libro è arrivata la mail di feltrinelli che mi diceva di non perdere l’occasione di portare i libri acquistati da feltrinelli su Kobo. Che non è in realtà un’occasione, ma l’ennesimo accentramento di potere kobo-amazon, sia dal punto di vista delle device che dei servizi di vendita digitale.

Se in salone del libro gira come grande novità una cosa come il flipbook, beh, qualche problema c’è. Con quella carta poi, il passaggio al flopbook è breve.

[continua]

ELR: Nel 2010 hai pubblicato due ebook. Le Polistorie sono una novità assoluta! Come funziona l’ipertesto negli ebook ?

Fabrizio Venerandi: Penso che l’ipertesto sia uno strumento estremamente interessante per la costruzione di interactive fiction. Quello che ci siamo proposti con la collana delle polistorie è di uscire dai ghetti e abbandonare l’idea che la narrativa non lineare sia una sperimentazione. Le sperimentazioni ci sono già state, abbiamo un linguaggio elettronico che ormai ha più di quarant’anni e che è pronto a diventare un territorio delle storie e non solo delle tecniche con cui raccontarle. È stato interessante per me, come curatore di collana e anche autore di un testo, vedere come scrittori tra loro molto differenti alle prese con lo stesso strumento retorico, l’ipertesto, abbiano dato vita a idee di mondi completamente diversi. I primi cinque testi che abbiamo pubblicato dal 2010 fino ad oggi spaziano dall’interactive fiction, alle storie a bivio, agli iperromanzi di natura calviniana, a vere e proprie opere letterarie multi-lettura. Tutti gli scrittori hanno proposto opere di narrativa interattiva matura, perché ormai il linguaggio elettronico fa parte della vita di ognuno: è nella rete, nella comunicazione, nell’informazione, nelle idee. L’ebook è un luogo molto più accogliente del libro per sviluppare queste forme di racconto.

ELR: Sei anche il fondatore della casa editrice digitale Quintadicopertina. Cosa prevedi per il futuro dell’industria editoriale?

Fabrizio Venerandi: Penso che avverrà una separazione, graduale ma sempre più decisa, tra una letteratura tradizionale e letteratura digitale. Buona parte dei testi digitali continueranno ad essere testi pensati per la tipografia e poi convertiti in formato elettronico. Ma a fianco a questi prenderanno vita in maniera autonoma storie, didattiche, contenuti pensati per una fruizione del tutto digitale. Anche al di fuori del formato ebook.

[continua a leggere su Electronic Literature Review]

Qualche giorno fa mi è caduto l’occhio su un tweet che rimbalzava un articolo che si intitolava qualcosa come Cosa fanno i lettori quando non leggono? Per problemi legati all’accavallamento delle mie sinapsi io avevo letto male, avevo letto, Cosa fanno i libri quando i lettori non li leggono?.
Anche dopo aver capito che sarebbe stata una analisi statisticamente un po’ improbabile, anche per Finzioni, ho trovato l’idea interessante da sviluppare e gli ho dedicato le due mezz’ore pre-REM dal sabato e domenica sera.

Ho usato il motore del mio generatore di fuffa sul futuro dell’editoria digitale e ho creato Cosa fanno i libri quando i lettori non li leggono?, una pagina che si autogenera ogni volta che è caricata e che descrive sommariamente i personaggi alle prese con l’elemento libro e storia, nel momento che il lettore non lo legge, quindi nella sua modalità spenta.

Diverso è invece il procedimento della pagina Cosa fanno i personaggi dei romanzi quando i lettori non li leggono?. In questo caso abbiamo un personaggio che, privato della storia, inizia a muoversi in un piano temporale unico, dove la cosa narrata e da narrare vivono contemporaneamente in un ambiente in continua mutazione, ma nello stesso tempo immutabile. La storia inizia, aumenta nel corso del tempo, ma non riesce a mantenere stabilità del suo stesso passato.

Questa seconda pagina fa parte di alcuni studi di un progetto più ad ampio respiro di cui prima o poi scriverò per bene le specifiche. Ma anche in questa forma molto semplice è interessante per i meccanismi di lettura, rilettura e fastidio che innesca.

Buona lettura (?)