Sono stato al salone del libro, tutti i giorni dalle dieci alle dieci di sera, talvolta fino alle undici di sera. Non era la prima volta che con quintadicopertina andavamo al salone del libro, ma è stata una delle più piene che io abbia vissuto. Lo stand #ebookcafè era nella zona book to the future che dovrebbe raccogliere gli stand che maggiormente guardano all’innovazione e che per buona parte era occupata dallo stand del libraccio e da quello di alcuni produttori di giochi in scatola. La disintermediazione era un tema caro di questo salone, assieme a quello del respiro: corridoi più ampi, meno stand, meno editori, spazi regione a far da padrone assieme a quelli delle forze armate di diverse armi, zone barilla o chi per essa, venditori di cibo, domopack.
La parcellizzazione degli spazi stand ha fatto sì che quest’anno ci fossero spazi grossi come una cabina telefonica (gli spazi startup della zona digitale), e spazi grossi come due cabine telefoniche (gli spazi incubatore dove, incidentalmente, c’erano anche startup digitali). Le cabine telefoniche vere sarebbero venute comunque bene visto che la rete celluare o wi-fi erano quasi inutilizzabili.

Quest’anno, con altri tre editori digitali e con un partner tecnologico produttore di e-ink, abbiamo organizzato incontri, portato modelli prototipi di cellulari e-ink, fatto parlare autori, lettori, mostrato il codice, fatte performance: e tutto questo pagando il salone del libro e senza avere la seria possibilità di vendere ebook, anzi, dovendo affermare in qualche modo la propria presenza in un salone in cui si è elementi diversi.

Questo in un mondo di chiacchiere sul futuro del libro e dell’ebook, in cui si continua a preferire il guardar lontano per non prendersi carico della contemporaneità del digitale: progetti editoriali che vengono tagliati a fettine per abbassare i costi di vendita al dettaglio, snaturando la loro natura enciclopedica, grandi annunci di partnership tra attori nazionali e internazionali (Giunti-Amazon) che si riducono ad avere in vendita i Kindle in questa o quella catena di vendita libri e soprattutto accentramento sempre più importante attorno a soggetti transnazionali. Mentre ero al salone del libro è arrivata la mail di feltrinelli che mi diceva di non perdere l’occasione di portare i libri acquistati da feltrinelli su Kobo. Che non è in realtà un’occasione, ma l’ennesimo accentramento di potere kobo-amazon, sia dal punto di vista delle device che dei servizi di vendita digitale.

Se in salone del libro gira come grande novità una cosa come il flipbook, beh, qualche problema c’è. Con quella carta poi, il passaggio al flopbook è breve.

[continua]

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