Come è cambiato il digitale nel salone del libro a quattro anni dalla prima volta che lo abbiamo vissuto da editori digitali?
L’impressione è che il digitale resti un convitato di pietra all’interno del Salone. Non si vede il digitale e si ha anche difficoltà a toccarlo. Il Salone ha ancora radicata la sua natura di fiera a scaffali: è ancora un salone del libro, inteso come oggetto-merce primaria che permette agli standisti di ammortizzare più o meno significativamente la propria presenza. Del digitale si parla tantissimo, nella zona ebooktothefuture, si ripete il mantra del libro del futuro, ma non si è ancora trovata una formula che permetta al salone del libro di diventare un salone della lettura.

Gli attori del digitale sono costretti a formalizzare i propri contenuti in cartoline, collane, oggetti, per riuscire a trasmettere il bene ebook al pubblico. Devono munirsi di device, fare presentazioni, reading o qualunque altro modo per uscire dalla forma libro. Questo sforzo, creativo ed economico, è sostanzialmente demandato ai singoli attori. Non esiste una infrastruttura del salone che dia all’editore digitale la stessa strumentazione dello scaffale o del bancone di libri dell’editore tradizionale.

Non è un caso che gli editori digitali, nella zona digitale, siano una minoranza: vincono i distributori/store (IBS principalmente: Bookrepublic non c’era e Stealth non c’è da anni), le micro-startup e i servizi per self-publisher/editori. Rispetto agli anni passati spariscono gli stand dei produttori di tecnologia: Kindle era ospite di Giunti, Kobo appariva in uno stand semivuoto di Mondadori, Pocketbook in quello IBS e Onyx/Arta Tech in quello di Quintadicopertina.

Il pensiero, passeggiando lunedì nella zona digitale, è che per i digitali il salone del libro rappresenti un costo e un impegno: già dalla sera di domenica alcuni stand della zona digitale apparivano smontati alla ben e meglio e lunedì erano diversi i digitali che avevano rinunciato a fare da coreografia dei corridoi.

Eppure nell’ebookcafé mi sono trovato a discutere con altri editori digitali, mostrare soluzioni EPUB3, parlare delle politiche di questa o quella grande testata nazionale, curiosare nei prototipi di eReader e tablet ancora in uscita, scoprire ereader e device d’antan e le loro curiose specifiche, ascoltare poetesse/grafiche mentre mi mostravano le loro opere di letteratura elettronica. Di tanto in tanto nello spazio ebookcafé inculcato a forza nel salone tornava quello spirito pionieristico, digitale e creativo del mai dimenticato ebookfest di Fosdinovo. Rivisto alla luce di nuove parole come sostenibilità, risorse e mercato.

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Sono stato al salone del libro, tutti i giorni dalle dieci alle dieci di sera, talvolta fino alle undici di sera. Non era la prima volta che con quintadicopertina andavamo al salone del libro, ma è stata una delle più piene che io abbia vissuto. Lo stand #ebookcafè era nella zona book to the future che dovrebbe raccogliere gli stand che maggiormente guardano all’innovazione e che per buona parte era occupata dallo stand del libraccio e da quello di alcuni produttori di giochi in scatola. La disintermediazione era un tema caro di questo salone, assieme a quello del respiro: corridoi più ampi, meno stand, meno editori, spazi regione a far da padrone assieme a quelli delle forze armate di diverse armi, zone barilla o chi per essa, venditori di cibo, domopack.
La parcellizzazione degli spazi stand ha fatto sì che quest’anno ci fossero spazi grossi come una cabina telefonica (gli spazi startup della zona digitale), e spazi grossi come due cabine telefoniche (gli spazi incubatore dove, incidentalmente, c’erano anche startup digitali). Le cabine telefoniche vere sarebbero venute comunque bene visto che la rete celluare o wi-fi erano quasi inutilizzabili.

Quest’anno, con altri tre editori digitali e con un partner tecnologico produttore di e-ink, abbiamo organizzato incontri, portato modelli prototipi di cellulari e-ink, fatto parlare autori, lettori, mostrato il codice, fatte performance: e tutto questo pagando il salone del libro e senza avere la seria possibilità di vendere ebook, anzi, dovendo affermare in qualche modo la propria presenza in un salone in cui si è elementi diversi.

Questo in un mondo di chiacchiere sul futuro del libro e dell’ebook, in cui si continua a preferire il guardar lontano per non prendersi carico della contemporaneità del digitale: progetti editoriali che vengono tagliati a fettine per abbassare i costi di vendita al dettaglio, snaturando la loro natura enciclopedica, grandi annunci di partnership tra attori nazionali e internazionali (Giunti-Amazon) che si riducono ad avere in vendita i Kindle in questa o quella catena di vendita libri e soprattutto accentramento sempre più importante attorno a soggetti transnazionali. Mentre ero al salone del libro è arrivata la mail di feltrinelli che mi diceva di non perdere l’occasione di portare i libri acquistati da feltrinelli su Kobo. Che non è in realtà un’occasione, ma l’ennesimo accentramento di potere kobo-amazon, sia dal punto di vista delle device che dei servizi di vendita digitale.

Se in salone del libro gira come grande novità una cosa come il flipbook, beh, qualche problema c’è. Con quella carta poi, il passaggio al flopbook è breve.

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indesign ha fatto gli stessi danni all’editoria di quelli fatti da office negli uffici; c’è gente simpatica che arriva al mondo editoriale e non sa bene perché; fare tre passi e poi ascendere in cielo è un po’ il goal di tutte le attività basate sul digitale: un editore di cui tacerò il nome mi dice che lui gli ebook li odia, lui ama la carta, meglio se fatta a mano; incalzato poi confessa che però legge un sacco di ebook; incalzato ancora ammette che però sono il futuro; all’ebookcafé un signore protesta perché non facciamo panini; quando si parla bene, tra addetti ai lavori, del mondo degli ebook, ci si sente tutti voltaire; “però gli ebook sono il futuro” è una frase che era già vecchia nel 2010; non bisogna mai parlare di cose tecniche con nessuno, nemmeno con i tecnici; “è un mercato che è solo al 3%” è la versione 2014 del “è un mercato che è solo allo 0,06” del 2011; se il prossimo anno ci danno dentro per tempo, il salone del libro potrebbe cambiare il nome in “il salone del gusto e degli spazi regione”.

A presto, #ebookcafe stand K151, Quintadicopertina con Informant, Asterisk, Quotidiano Piemontese e gli ereader Arta Tech – Onyx.

Da domani mi troverai al salone del libro di Torino. Sarò nello stand di quintadicopertina in compagnia di informant, asterisk e quotidiano piemontese, circondato dagli ebook reader di Onyx. Siamo nella zona digitale (padiglione2 K151) a fare molte cose digitali. Non troverete libri, ma tavolini dove sedersi e leggere ebook.

Domani iniziamo con un panel, Se Maria Montessori avesse insegnato in cloud con Francesco Langella, Stefania Fabri e Maria Cecilia Averame. Nel pomeriggio invece performance di Antonio Koch, Lo scrittore in diretta, che passerà il pomeriggio a scrivere al nostro stand. Sarà possibile guardarlo mentre compone, edita e magari potrai suggerirgli cosa cambiare.

Altre cose le puoi trovare nel programma, ma anticipo che sabato sera appenderò foglietti al cielo e proverò di nuovo a creare una iper-storia a bivi, e lunedì pomeriggio faremo interactive fiction dal vivo con le polistorie.

Insomma, al salone del libro ci spoglieremo delle pagine.

ELR: Nel 2010 hai pubblicato due ebook. Le Polistorie sono una novità assoluta! Come funziona l’ipertesto negli ebook ?

Fabrizio Venerandi: Penso che l’ipertesto sia uno strumento estremamente interessante per la costruzione di interactive fiction. Quello che ci siamo proposti con la collana delle polistorie è di uscire dai ghetti e abbandonare l’idea che la narrativa non lineare sia una sperimentazione. Le sperimentazioni ci sono già state, abbiamo un linguaggio elettronico che ormai ha più di quarant’anni e che è pronto a diventare un territorio delle storie e non solo delle tecniche con cui raccontarle. È stato interessante per me, come curatore di collana e anche autore di un testo, vedere come scrittori tra loro molto differenti alle prese con lo stesso strumento retorico, l’ipertesto, abbiano dato vita a idee di mondi completamente diversi. I primi cinque testi che abbiamo pubblicato dal 2010 fino ad oggi spaziano dall’interactive fiction, alle storie a bivio, agli iperromanzi di natura calviniana, a vere e proprie opere letterarie multi-lettura. Tutti gli scrittori hanno proposto opere di narrativa interattiva matura, perché ormai il linguaggio elettronico fa parte della vita di ognuno: è nella rete, nella comunicazione, nell’informazione, nelle idee. L’ebook è un luogo molto più accogliente del libro per sviluppare queste forme di racconto.

ELR: Sei anche il fondatore della casa editrice digitale Quintadicopertina. Cosa prevedi per il futuro dell’industria editoriale?

Fabrizio Venerandi: Penso che avverrà una separazione, graduale ma sempre più decisa, tra una letteratura tradizionale e letteratura digitale. Buona parte dei testi digitali continueranno ad essere testi pensati per la tipografia e poi convertiti in formato elettronico. Ma a fianco a questi prenderanno vita in maniera autonoma storie, didattiche, contenuti pensati per una fruizione del tutto digitale. Anche al di fuori del formato ebook.

[continua a leggere su Electronic Literature Review]

Qualche giorno fa mi è caduto l’occhio su un tweet che rimbalzava un articolo che si intitolava qualcosa come Cosa fanno i lettori quando non leggono? Per problemi legati all’accavallamento delle mie sinapsi io avevo letto male, avevo letto, Cosa fanno i libri quando i lettori non li leggono?.
Anche dopo aver capito che sarebbe stata una analisi statisticamente un po’ improbabile, anche per Finzioni, ho trovato l’idea interessante da sviluppare e gli ho dedicato le due mezz’ore pre-REM dal sabato e domenica sera.

Ho usato il motore del mio generatore di fuffa sul futuro dell’editoria digitale e ho creato Cosa fanno i libri quando i lettori non li leggono?, una pagina che si autogenera ogni volta che è caricata e che descrive sommariamente i personaggi alle prese con l’elemento libro e storia, nel momento che il lettore non lo legge, quindi nella sua modalità spenta.

Diverso è invece il procedimento della pagina Cosa fanno i personaggi dei romanzi quando i lettori non li leggono?. In questo caso abbiamo un personaggio che, privato della storia, inizia a muoversi in un piano temporale unico, dove la cosa narrata e da narrare vivono contemporaneamente in un ambiente in continua mutazione, ma nello stesso tempo immutabile. La storia inizia, aumenta nel corso del tempo, ma non riesce a mantenere stabilità del suo stesso passato.

Questa seconda pagina fa parte di alcuni studi di un progetto più ad ampio respiro di cui prima o poi scriverò per bene le specifiche. Ma anche in questa forma molto semplice è interessante per i meccanismi di lettura, rilettura e fastidio che innesca.

Buona lettura (?)

  1. Domani, venerdì 28 marzo, sarò a Milano per la presentazione dell’ultimo numero di Trivio, rivista di poesia, prosa e critica che raccoglie all’interno di questo numero alcune voci poetiche liguri e lombardi. Tra queste il laboratorio defunto bib(h)icante di cui faccio parte che performerà dal vivo una parte di Sodoma 120, riscrittura in versi delle 120 giornate di Sodoma di de Sade. L’appuntamento è alle ore 21.00 presso la Libreria Popolare via Tadino 18 (MM Porta Venezia). Come me Donald Datti, Paola Malaspina e Gianluca Seimandi. Introdurranno Paolo Giovannetti e Antonio Loreto e leggeranno loro opere Daniele Bellomi, Alessandro Broggi, Chiara Daino, Domenico Lombardini Manuel Micaletto;
  2. il 5/6 aprile sarò a Firenze per il corso intensivo di creazione ebook. Racconteremo la filiera digitale, la promozione, i formati, e apriremo un laboratorio per progettare e marcare testi digitali in XHTML 1.1 e formattarli in CSS. Creeremo un PDF per stampa, qualche pagina Web, un ePub e un mobi per Kindle. Studieremo le specifiche di ePub e vedremo problematiche e risoluzioni nella creazione dei testi. Vedremo le basi delle Regex, e qualche rapido sguardo a XQuery e EPUB3. Ricordo che ci sono ancora alcuni posti liberi per chi vuole iscriversi.
  3. il 7 aprile inizia invece il mio corso di editoria digitale per il Master di Editoria della Cattolica a Milano, che accompagnerà gli studenti fino a giugno. Anche con loro entreremo nel mondo del codice per capire in cosa un ebook può essere diverso da un libro, vedere soluzioni e workflow coerenti di sviluppo, imparare a mettere le mani sotto al cofano per correggere e reinventare testi digitali.

Buon divertimento. A presto.