Stasera sessione di lettura/gioco con primogenito ai librigame che si giocano contemporaneamente, di cui ho già parlato qualche tempo fa. Siamo morti più volte, ci siamo scambiati i personaggi e – nonostante alcune cose un po’ grossolane [hint: bruciare edera è ok, bruciare altri tipi di piante porta alla morte certa] – la lettura comune di un libro gioco è un esperienza molto interessante: a volte si legge assieme, a volte ci si separa, a volte ci si rincontra e ci si raccontano le reciproche avventure (lo chiede espressamente il testo), a volte azioni di un lettore impattano a distanza il secondo lettore, a volte il racconto di un lettore si ferma e deve attendere che l’altro lettore cambi una delle variabili di stato comune per procedere.
Insomma, nonostante il gioco sia un po’ rude, siamo già nel campo delle eccellenze. Ed è solo un gioco. Pensate se fosse stata avanguardia letteraria.

A proposito di letteratura ed editoria digitale, rimando ad un post scritto nel blog di quintadicopertina su un cambiamento molto significativo per quel che riguarda il passaggio al digitale, l’odore della carta, eccetera.

Ho parlato e letto all’università di Pisa, sotto lo sguardo attento di Enrica Salvatori (che finalmente ho conosciuto dopo aver sentito per anni la sua voce in cuffia che mi raccontava la storia medievale) e devo dire che è stato straniante. Ho raccontato del pacman che arriva in un paese di campagna, di come cambia la percezione di un ragazzo all’arrivo del digitale, di come i nativi digitali non siano i miei figli che nascono avvolti nella bambagia dell’e-commerce, ma siano stati quelli che il digitale l’hanno visto nascere e ne sono rimasti coinvolti, ho raccontato dei primi home computer, ho fatto vedere qualche mud, mi sono collegato a una bbs, ho raccontato di fidonet, dell’editoria digitale, di amazon, del mercato e della morte. Ho declamato e poi ho balbettato e poi ho letto e poi me ne sono andato. Grazie a chi mi ha ascoltato con il wtf scritto in fronte.

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