[Prima di cominciare questo breve post sul costo di avere un carattere, segnalo un interessante riflessione di Gabriele Alese sull’identità del libro elettronico a cui dedicherò una lunga lunga risposta quanto prima, perché merita].

Leggevo qualche giorno fa un post in cui ci si lamentava della povertà delle scelte tipografiche degli editori digitali: i font che si incontrano negli ebook sono pochi e sempre gli stessi. Non potrebbero gli editori differenziare un po’?

Il discorso abbisogna di una risposta articolata, che tenterò di riassumere in pochi punti:

  • l‘editore digitale, nel momento in cui sceglie un font, non sa se verrà mai letto: le device di lettura e i programmi permettono una forte personalizzazione da parte del lettore, che può bypassare più o meno radicalmente gli stili e i caratteri scelti dall’editore. Da un certo punto di vista, per l’editoria digitale il carattere ha un impatto meno radicale di quanto lo abbia sulla carta;
  • un ePub è – di fatto – un pacchetto zip che contiene dei file, tra cui i font utilizzati per fare l’ebook. Questo significa che i font inseriti in un ePub sono embeddati, infilati dentro, e che quindi potrebbero essere infilati fuori per essere riutilizzati da terzi. In pratica significa che – se usiamo un font in un ePub – non lo stiamo solo usando, lo stiamo distribuendo, e dobbiamo quindi ottenere una licenza d’uso che permetta anche la distribuzione del font;
  • le licenze che permettano l’uso e la distribuzione del font non sono molte e le fonderie digitali tendono a non mettere in particolare rilievo i prezzi e le possibilità di vendita di questi font;
  • i prezzi che vengono richiesti (quasi sempre solo via email) per l’uso di font embeddati in ePub sono abbastanza importanti. Per fare qualche esempio si passa dai 400,00 € una tantum più 1.000,00 € annuali per i Palatino e-text, ai 2,175.00 $ per font del Caslon Book Be. Da notare che spesso i prezzi sono intesi a titolo pubblicato: se si pubblicano dieci ePub con lo stesso font, il prezzo va moltiplicato per dieci;
  • spesso le licenze (ad esempio quelle Adobe) richiedono che i font siano offuscati. Una sorta di DRM per font che li rende illeggibili al di fuori dell’ePub, ma che può anche creare problemi all’interno dell’ePub, se il programma di lettura non supporta la decriptatura del font offuscato. Anche dell’offuscamento infatti esistono più algoritmi utilizzabili (sostanzialmente due).

Insomma: non è facile avere carattere nel digitale e le politiche dei soggetti forti non aiutano uno sviluppo reale del testo digitale. Ma chissà che proprio queste politiche a corto respiro non aiutino lo sviluppo di pratiche autorali o collettive nel disegno e nella progettazione dei font, con licenze più aperte e open.

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