Ieri ho finalmente modificato la tastiera del mio macintosh dando un tasto alle aperte virgolette tipografiche, uno alle chiuse virgolette tipografiche e poi ho fatto la stessa cosa con gli apici. È incredibile come certi caratteri molto utilizzati per chi lavora con le parole (come la e accentata maiuscola che apre questo periodo) non siano presenti nelle tastiere, per varie ragioni storiche e commerciali. Spesso la contabilità vince sulla letteratura. Non che non ci siano del tutto questi caratteri, ma sono nascosti dietro a combo-tasti progettati apposta per essere dimenticati nel minor tempo possibile.
In realtà il motivo principale per cui mi servono le virgolette e gli apici tipografici è per poterli rimuovere quando stiamo progettando un ebook. Virgolette e apici sono segnali per dare significato a un testo, ma lavorando in xml è molto più oculato lavorare sul significato marcandolo direttamente con i tag appropriati. Se ho una frase come:

“Capisco cosa vuoi dire”, disse Batman. Era sempre così “strano” sentire Robin parlare della sua vita sentimentale sui tetti di Gotham City. Era come in quel film, come si intitolava? Ah sì, “La gatta sul tetto che scotta”. L‘amore, la morte.

Vediamo che le virgolette sono utilizzate per tre significati diversi: per un discorso diretto, per una parola enfatizzata, per la citazione di un opera cinematografica. Dovendo fare un ebook possiamo lavorare in maniera più precisa:

<p><q>Capisco cosa vuoi dire</q>, disse Batman. Era sempre così <em>strano</em> sentire Robin parlare della sua vita sentimentale sui tetti di Gotham City. Era come in quel film, come si intitolava? Ah sì, <cite>La gatta sul tetto che scotta</cite>. L‘amore, la morte.</p>

Perché fare questo? Il primo motivo è per essere certi di uniformare il testo agli stessi elementi grafici. Non dovremmo più preoccuparci che una frase citata sia virgolettata in un punto, grassettata in un altro e magari in corsivo in un terzo. Si marca tutto con gli elementi semantici corretti, e poi nei CSS si decide cosa fare e come.

Il secondo motivo è che questa divisone semantica ci permette in corso d’opera di andare a toccare solo gli elementi che ci interessano per il loro significato. Decidiamo che no, forse è meglio mettere le frasi enfatizzate in corsivo invece che virgolettate? Se le abbiamo marcate in maniera univoca ci basta cambiare una riga nei css. Altrimenti dovremmo fare a mano un lavoro meccanico e facile a introdurre nuovi refusi. Vogliamo creare una biografia interattiva dei titoli di opere citate? Niente di più facile se abbiamo correttamente marcato tutto il nostro testo.

È vero quello che ho appena scritto? Fino a un certo punto, ovvero finché non si tocca l’elemento <q>, il tag per definire le citazioni brevi, o i dialoghi. L’elemento <q> è una chiara esemplificazione di come teoria e pratica siano due sorelle che si vedono molto di rado, specie in informatica. Per farla breve, le specifiche e le raccomandazioni sull’elemento <q> dicono che questo indica una citazione breve. Ma non dicono come questa citazione breve deve essere trattata a livello grafico. Alcuni programmi la rendono in corsivo. Altri virgolettata.

Verrebbe da dire, beh ci penseranno i CSS. Basterà dire ai CSS che si vogliono le virgolette prima e dopo la frase citata. q:before {content:"“"} q:after {content:"”"} e siamo a posto. Purtroppo Adobe Digital Edition non supporta gli pseudo-element e q:before e q:after sono pseudo-element. Quindi se inseriamo quelle regole, su tutti gli ebook reader che usano ADE non appariranno le virgolette.

Allora si potrebbe dire, beh, allora mettiamo le virgolette fisicamente dentro ai tag <q>, una cosa del tipo: <q>“Capisco cosa vuoi dire”</q>. Poi nei CSS si inserisce un comando per dire che prima e dopo i <q> non vogliamo che ci siano le virgolette, perché le abbiamo già messe a mano. È una cosa un po’ brutta da vedere, ma tutto sommato corretta. Se ci proviamo funziona, sia su ADE che su Ibooks le citazioni brevi e i dialoghi sono virgolettati correttamente.

La gioia dell’impaginatore dura il tempo di convertire l’ebook in un formato per Kindle. Kindle infatti, nel suo formato classico mobipocket, mette le virgolette prima e dopo il <q>, a prescindere. Disinteressandosi di quello che abbiamo messo nei CSS. Quindi il nostro ebook apparirà con due aperte virgolette ogni volta che si apre un dialogo e altre due quando si chiude. Lo sconcerto dell’impaginatore digitale cresce scoprendo che poi altri programmi Kindle per tablet o computer si comportano ancora in maniera diversa con <q>…

Alla fine l’impaginatore toglierà e metterà le virgolette dal testo a seconda del formato a cui sta lavorando, un po’ come in quelle afose notti estive in cui ci si scopre e ci si ricopre con il lenzuolo non sapendo bene se si sta morendo dal caldo o dal freddo.

E l’impaginatore digitale si chiede sospirando per quanto tempo dovrà dormire con lenzuoli tagliati sempre troppo corti…

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