L’utopia telematica

Alcuni autori hanno tentato di costruire una vera e propria utopia telematica profilando una risposta tecnologica ai problemi sociali più urgenti. Essa si basa fondamentalmente su pochi concetti, generalizzati ad ogni area del sociale.
Nella società telematica si auspica la circolazione e lo scambio dell’informazione da qualsiasi stazione a qualsiasi altra. Le banche dei dati ed i grandi sistemi informativi sono aperti, accessibili a tutti coloro che li vogliano esplorare, sono intelligenti e rispondono all’utenza alimentandosi ed arricchendosi con il continuo flusso di informazione ricevuta. L’utilità di tali sistemi aumenterebbe con la loro ampiezza.
Nella società telematica l’improvvisazione viene sostituita dalla programmazione; la creatività viene codificata e resa sistematica; l’attività può essere simulata e replicata automaticamente con la robotica; l’informazione viene garantita con una velocità ed un margine di completezza che non hanno precedenti nelle epoche passate. Si prospetta infine la costruzione di sistemi di intelligenza artificiale che possano coadiuvare quella naturale dell’uomo.
Attraverso i mezzi di comunicazione remota con le possibilità di scambio e di interazione che offrono oggi e possono offrire domani, questa società tende ad una maggiore decentralizzazione, a sostituire il valore dei servizi materiali e degli spostamenti fisici con quello della comunicazione e della decisione pesa da lontano. Si ritiene che nel prossimo ventennio sia realizzabile lo scambio in tempo reale di immagini, testi e suoni codificati in maniera digitale da casa in casa.
Le utopie telematiche ci presentano una società reticolare, interconnessa, senza centro e senza periferia, allacciata dai cavi coassiali e dai network formati dai computer.
Ad essa corrispondono nuove forme di economia: l’utilità delle reti aumenta con l’ampliamento e l’accessibilità della rete stessa; lo scambio dell’informazione acquista, oltre che al valore simbolico, anche un preciso valore commerciale; la telecomunicazione collega, in tempo reale, la domanda con l’offerta, eliminando molti tempi morti negli scambi.
Si presuppone la scomparsa del denaro liquido, quale principale forma di pagamento. Il pagamento potrà essere sostituito con una transazione elettronica; il servizio (spesso eletronico anch’esso) lo segue immediatamente. La spesa al supermercato elettronico viene fatta col terminale, dopo aver consultato le immagini, teletrasmesse, dei prodotti che interessano. Ristoranti, negozi e locali accetterebbero, come forma di pagamento, carte di credito intelligenti che ubbidirebbero solo ai comandi dei legittimi proprietari. Il trasferimento di capitali, da una banca all’altra, sarebbe quasi immediato e la massa di denaro in circolazione, sotto la forma di transazione elettronica, sarebbe estremamente accelerata. […]
Con queste macchine, sosstiene Miller, si possono ottenere le pratiche di ufficio, si può lavorare in casa e poi spedire il lavoro già fatto alla centrale del network. Sarebbe possibile un nuovo tipo di industria del lavoro a domicilio (electronic cottage industry).
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La localizzazione dei grandi uffici non avverrebbe necessariamente al centro della città, ma in aree meno costose e affollate. L’abitato non sarebbe costituito da un unico centro, ma da molti centri direzionali, interconnessi a seconda delle funzioni, oppure da una struttura reticolare. I computer costituirebbero il sistema nervoso della città, servirebbero da concentratori dell’informazione e da centri di scambio. I pocket terminal sarebbero comuni e costerebbero poche migliaia di lire; dotati di una memoria sufficiente per contenere tutte le informazioni necessarie, sostituirebbero l’agenda degli uomini d’affari.
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Tuttavia lavorare ed agire in questo ambiente non sarà facile, in una perpetua concorrenza col progresso tecnologico, con dei ritmi di lavoro accelerati. Come ha notato il sociologo Daniel Bell, il capitale, su cui si basa lo sviluppo delle società postindustriali, è rappresentato dalla conoscenza tecnica e scientifica, dalla qualificazione della manodopera e dalla competente direzione che la organizza e la coordina. Per non perdere il proprio posto di lavoro, l’operaio del futuro dovrà non solo essere istruito, a livelli di scuola media superiore o universitari, ma anche capace di aggiornarsi, di studiare, di convertirsi a nuovi compiti, in cui il suo intervento è richiesto.

Tratto da “Enciclopedia di Elettronica & Informatica”, volume settimo, gruppo editoriale Jackson / Texas Instrument, 1983-1989. Trovato ieri sera in casa di Antonio Koch e ricopiato a mano stamattina mentre guardo il cielo da un abbaino e penso che chi ha fatto tutto questo aveva le idee ben chiare.

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