La prima è Pirati, testi di Shuky disegni di Gorobei, edito in Italia da Cranio Creations. Si tratta di un fumetto molto particolare, è infatti un fumetto-game, o libro-gioco, o come volete chiamarlo. Si inizia a leggere il fumetto e poi si devono prendere delle scelte, muovendosi all’interno di un ambiente e influenzando la storia che si viene a creare. Pensando a fumetto + storie a bivio verrebbe automatico pensare ai Topolino che di tanto in tanto hanno offerto racconti di questo tipo, in cui il lettore doveva scegliere tra due possibilità, in una tipica ramificazione ad albero. Pirati è invece molto distante da questo prodotto e si avvicina molto di più alle avventure grafiche punta e clicca, sulla tradizione di Myst. Da subito infatti ci si ritrova su una spiaggia deserta: negli elementi della natura sono nascosti i numeri delle vignette in cui andare, senza nessuna spiegazione particolare. Ci si muove cliccando virtualmente su questo o quel percorso e spostandosi poi nelle pagine per proseguire il viaggio. Non che non esistano elementi testuali con vere e proprie scelte da effettuare, ma prevale l’idea di esplorazione e scoperta di un ambiente surreale e dei suoi curiosi personaggi. I disegni sono funzionali alla divertente e scanzonata narrazione con cui gli autori si prendono gioco dei lettori/giocatori. Ho giocato e rigiocato numerose volte, rileggendo decine di volte le stesse pagine, ovvero guardando e riguardando le stesse vignette, così come accade in un videogioco. C’è il gusto della scoperta, del divertimento e un rapporto attivo con il libro che viene voltato e rivoltato come un calzino per trovare tutti i diversi possibili sviluppi del racconto. Il prezzo non è economico (19 euro) ma la rilegatura è solida e necessaria per la tipologia di lettura. Spero che escano gli altri volumi della serie, ma intanto vedo annunciata l’uscita del primo volume di Cavalieri: diario di un eroe, basato sul medesimo concetto di gioco/lettura.

La seconda cosa è Inbooki, un progetto di narrazioni dinamiche e interattive, influenzate tanto dalle scelte dei lettore (un po’ come le nostre Polistorie), sia da elementi temporali e climatici. Il progetto si sviluppa su una App per iOs e Android che fa da reader e store per i racconti digitali sviluppati per la piattaforma che mostra aperture anche al self-publishing. Ero molto curioso del progetto sia perché ha similitudini con la collana di narrazioni interattive che seguo in Quintadicopertina, sia perché nel nostro laboratorio stiamo proprio lavorando a narrazioni influenzate da elementi temporali. È davvero molto interessante ad esempio leggere un racconto di giorno e poi rileggerlo la sera e trovarlo cambiato, ambientato appunto di notte (Agguato di Martino Vecchi). In altri casi ho trovato rigidi alcuni passaggi (il blocco/sblocco di avvenimenti che devono accadere in altro momento temporale è decisamente poco narrativo), ma mi riserbo un giudizio più articolato dopo che avrò letto qualche altro testo in maniera più approfondita. Purtroppo la scelta di usare una App fa da deterrente per chi come il sottoscritto non ama particolarmente leggere su tablet o smartphone. Considero comunque un ottimo segnale la nascita di nuovi progetti e piattaforme per lo sviluppo di narrazioni testuali interattive, e faccio notare come l’Italia, da questo punto di vista, sia un laboratorio di innovazione.

La terza cosa si chiama Tender Metal e metto le mani avanti: la adoro. Sono anni che aspettavo che qualcuno facesse della musica digitale usando il digitale e non digitalizzando in mp3 i propri album. Lo fa Gwilym Gold con un album di pop elettronico, sviluppato come App per iOs, dove ogni ascolto è differente dal precedente. Ogni volta che si fa partire una canzone, questa viene eseguita sul momento utilizzando un programma chiamato Bronze. Le variazioni possono essere infinite: micro differenze nelle batterie, nei riff di tastiera, cori inediti, distorsioni della voce, remix e riarrangiamenti (ma il termine è improprio visto che non esiste un originale), fino a vere e proprie variazioni nella struttura musicale, differente timing dei brani, incisi alternativi e sviluppi di pattern letteralmente infiniti. Non si tratta di un esercizio di stile: ogni ascolto è coerente con i precedenti, non stravolge il senso della canzone ma offre variazioni del tema musicale che rimane comunque chiaro e riconoscibile (il più delle volte il cantato). Lo sto ascoltando frequentemente da una ventina di giorni e continuo a sorprendermi di tanto in tanto per qualcosa che non avevo ancora ascoltato, a ri-emozionarmi per un aspetto particolare della canzone che viene messo in rilievo da una nuova esecuzione digitale.

Una considerazione finale: perché mi affascinano queste cose che cambiano? Perché assomigliano alla vita, mettono in gioco e tengono sveglia (forse) la parte di intelligenza che non ha voglia di restare passiva davanti a uno schermo o un foglio stampato. Tra il lettore e lo scrittore c’è forse una terza figura, molto digitale, che è il giocatore, nel senso di colui che con il prodotto culturale ha un ruolo molto più attivo di quanto sia nella produzione tradizionale di massa.

(Nessuno screenshot è stato sfruttato per scrivere questo articolo)

Advertisements