Di solito sto camminando e mi viene una idea. Non so esattamente perché il mio cervello abbia questo deficit della realtà e si faccia venire idee su cose – il più delle volte – inanimate e intangibili mentre magari sono in mezzo alla strada che cammino e vedo cose, attraverso la strada, gente per terra che mi chiede di spostarmi dal sole, ma è così.
Cammino e mi viene una idea e penso, beh è grandiosa, potrei provare a farla.
Lo penso per qualsiasi idea. Poi un parte del mio cervello, la razionale, quindi una parte microcefala del mio già non enorme cervello dice, ‘spetta, è una idea che porta a degli effettivi benefici ed è realizzabile, oppure è una delle tue solite cose campate in aria che ci perdi la testa dietro come se la tua vita dipendesse da quello e poi te la dimentichi quando ti rendi conto che non si può fare nemmeno per scherzo?
La risposta a questa domanda è sempre la stessa ed è una immagine, me stesso disegnato in stile manga con i pugnetti e gli occhietti chiusi che urla “NON LO SO, PROVIAMO!!1!” con la testa circondata da piccoli polipi e granchietti su sfondo rosa.

Il passo successivo è la realizzazione, nel mio caso davanti a un computer.
Scopro che per realizzarla mi servono delle competenze. Devo imparare una cosa nuova che non conosco, in genere specifiche. Dico, ok che ci vuole, specifiche, che ci vuole, le imparo e mi scarico le specifiche, le apro.

Le specifiche – sto sempre parlando in genere – apparentemente sono state scritte per fare la cosa che mi serve per realizzare la mia idea, in realtà, se studiate con fervore e metodo, contengono il senso del mondo, la verità sull’organizzazione corretta del pensiero e delle emozioni fino ad arrivare alla comprensione del cosmo e a utili consigli su come riattivare un decespugliatore con guarnizioni bruciate da cattiva miscelazione. Qualunque sia l’argomento delle specifiche, esse sono scritte e trattate dai discepoli come un verbum essoterico ed esoterico da difendere con razionale fede oltranzista.
A questo punto, di fronte al tomo di ottocento pagine, decido di imparare solo una piccola piccola cosa delle specifiche, giusto per capire il funzionamento e vedere se può essere utile per la mia idea.
Tipo, per esempio, come fare un cerchietto rosa.
Anche piccolo.
Dalle specifiche traggo la ventina di comandi che servono per fare un cerchietto rosa, anche piccolo, e provo a imbastire alla ben e meglio un ambiente di sviluppo in cui io possa vedere se viene fuori questo cerchietto rosa. Faccio, brego, imbastisco.
Apro.

Non c’è niente. Osservo il codice, osservo le specifiche, osservo lo schermo. Ricarico la pagina, faccio ripartire lo script. Niente. Nessun cerchietto rosa. Apro google, cerco “cerchietto rosa specifiche problem”. Viene fuori.
Viene fuori che in canada c’è uno che ha avuto il mio stesso problema una decina di anni fa, viene fuori che per fare il cerchietto rosa anche piccolo mi serve una libreria, dannazione, ci sono decine di persone nel corso degli anni che hanno avuto lo stesso problema, persone che volevano fare il loro cerchietto rosa anche piccolo e non ci sono riuscite, e grazie alla libreria ce l’hanno fatta thank you, dicono tutti alla fine thank you.

Voglio quella libreria.
Vengo indirizzato a un sito aggiornato l’ultima volta nel 1997. Lì c’è un file che si chiama qualcosa .lib lo scarico. Ci provo almeno, ma il file è stato rimosso.
Sono già passate ore, la mia parte razionale vorrebbe dire qualcosa ma è annichilita dal resto del cervello che sta pompando, sta cercando su internet un server ftp in cui sia rimasta per errore una copia di quella libreria per fare cerchietti rosa anche piccoli.
La trovo, la scarico, ci sono delle specifiche, le copincollo senza nemmeno provare a capirle, voglio solo vedere apparire quel cerchietto rosa, non appare, mi vengono segnate delle linee di codice come errate: le cancello, senza nemmeno vedere cosa sono, ogni cosa che appare sottolineata di rosso la cancello, non ho pietà per chi si frappone tra me e il cerchietto rosa anche piccolo.

Appare.
Eccolo, ha funzionato. Sullo schermo appare un piccolo cerchietto rosa anche piccolo.
A questo punto mi butto indietro sullo schienale della sedia e mi sento come se io avessi capito tutto, come se avessi imparato tutte le specifiche, l’aver fatto il cerchietto rosa ha aperto una voragine in cui posso entrare e continuare a fare mie tutte le specifiche a partire da quella minuscola grammatica che ha dato vita a quel cerchietto rosa. Il più è fatto. Sospiro. Ora so.
Prendo la parte di codice che ho fatto e la metto questa volta in un ambiente pulito, ben strutturato, per svilupparla e continuare la mia idea.
Appena poso il codice nel mezzo dell’ambiente pulito tutto diventa rosso. Tutto il resto del codice accorre a espellere quella parte di codice che sente come estranea, come globuli bianchi o cosa sono arrivano per spingere via il codice del cerchietto rosa, la sua grammatica le sue specifiche, dicono che quel codice non è compatibile, è da rigettare, non è possibile tenere quel tessuto assieme al resto senza che si strappi tutta la tela eccetera eccetera, io cerco di convincere il vecchio codice, uso un sacco di : capite:dico codice:amico specifiche:regolari noi:amici

Non funziona. Allora uso il metodo inverso, cerco dei validatori sempre più flessibili e ignavi finché non ne trovo uno che dice, no amico scherzi, il tuo codice va fortissimo, puoi metterci anche qualche riga in visualbasic se vuoi, hai un’altra sigaretta?
A questo punto posso cominciare, scrocchio le dita e aggiungo parti di codice e poi mi stiro la schiena e dico, beh, facciamo una pausa, facciamo due passi che ho le gambe anchilosate.
Mi alzo, vado in bagno, esco a prendere una boccata d’aria, faccio una passeggiata ed è in quel momento che mi viene una idea.

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