Ho trovato questi appunti di un intervento che ho tenuto al convegno AIB a Roma l’anno scorso. Non mi pare di averli mai pubblicati integralmente.

La biblioteca intangibile

Immaginiamo di prendere un libro di aprirlo a caso e di leggere una parola.

Poi immaginiamo di prendere quella parola con le dita e tirarla via dal libro. Prendiamo la parola con due dita e tiriamo così forte che la parola si aggrappa alla parola a fianco per rimanere attaccata al libro; ma anche quella vicino viene tirata via e si aggrappa anche lei alle parole vicine.

Noi continuiamo a tirare.

Così ogni riga si aggrappa a quella sopra e sotto e poi anche le pagine. Ogni pagina si aggrappa alle pagine prima e le pagine dopo, ma noi continuiamo a tirare finché non viene via tutto. Non parlo della carta, parlo delle parole.

Alla fine avremo – da una parte – un libro del tutto bianco, un quaderno; e dall’altra parte una massa indistinta di segni neri che ondeggia nello spazio, senza un contorno preciso.

Quella massa indistinta è un contenuto digitale.

Nel momento in cui questo contenuto è uscito dal suo contenitore è difficile comprenderne e delimitarne i contorni. Il contorno del contenuto digitale diventa permeabile e attua una sorta di osmosi con tutta una serie di elementi paratestuali o extratestuali che sono attirati inesorabilmente all’interno di questa massa.

Le fonti, gli allegati multimediali, i paratesti, i lettori stessi e anche gli scrittori e gli editori, tutti sono attori di un fenomeno di osmosi tra loro e il contenuto digitale.

Quando si compila una scheda per richiedere un ISBN si risponde ad una serie di domande. Una delle domande è se ci sono allegati, in cd, dvd, audiovisivi, multimediali. Questo è il primo elemento ad aver subito l’osmosi con gli elementi interni al contenuto. Quando si parla di enhanced ebook o di ebook multimediali, si parla di materiali che in precedenza erano extratestuali, allegati ad un contenuto-contenitore che era il libro.

Questi materiali entrano dentro al libro, ma non si tratta di un semplice passaggio meccanico: questo ingresso crea nuove relazioni e nuove dinamiche tra oggetto multimediale e oggetto testo. Si definiscono nuovi tempi e nuove strutture in cui multimedialità e testo ingaggiano regole per una espressività coerente tra di loro.

Le fonti, di norma escluse dal libro o costrette nella bibliografia, entrano anche loro in questo processo osmotico con il contenuto digitale, non solo come contenuti interni, ma anche come luoghi di espansione dell’ebook. Nel momento in cui le mie fonti sono anch’esse digitali, il mio ebook – oltre a portare un mio contenuto personale – diventa una sorta di portale per accedere a risorse che sono in rete e che il lettore del mio ebook, studiando il mio testo, potrà attivare toccandone i riferimenti testuali.

Anche il lettore entra in questo movimento di osmosi con il testo. Le sue annotazioni al margine di un contenuto non rimangono solo appunti personali, ma attraverso le piattaforme di condivisione delle annotazioni vengono condivise con tutti gli altri lettori che leggono lo stesso ebook. Si tratta anche in questo caso di osmosi tutt’altro che meccaniche, ma che – al contrario – hanno implicazioni profonde sulla percezione del testo. La lettura di un ebook annotato da altri lettori, crea – per il lettore – una esperienza che non è più allestita soltanto dallo scrittore, o dall’editore, ma anche dalla comunità dei lettori i cui commenti, confutazioni e ampliamenti permeano il contenuto originario.

Ultimi attori sono gli scrittori e gli editori. Il loro ruolo cambia e in questa visione liquida del contenuto digitale possono mettere mano a questo contenuto, rendendolo sempre meno prodotto e sempre più servizio. Il contenuto può cambiare nel tempo, aggiornarsi man mano che cambiano le cose di cui l’ebook parla. Per l’editore non diventa importante vendere un ebook-prodotto su un dato argomento, ma offrire il servizio per il lettore di essere informato sull’argomento stesso.

Questo diventa possibile farlo nel momento un cui l’ebook è davvero un contenuto digitale, poliforma, e non solo la fotocopia di un libro pensato per la carta.

L’ultima osmosi è quella che riguarda il contenuto stesso, ed è una specie di movimento dall’interno all’esterno. Nel momento in cui il mio contenuto viene pensato in digitale, posso aggiungere tutta una serie di informazioni al mio testo, metadati che il lettore non vede, ma che sono all’interno del contenuto. La struttura stessa del mio ebook, segnata semanticamente e logicamente, diventa portatrice di informazioni interrogabili. L’ebook è quindi un contenuto che non è solo leggibile, condivisibile, annotabile, ma è anche interrogabile, per ricavare i dati che sono alla base dell’ebook stesso e che possono servire per aumentare le possibilità di studio, di ricerca e di navigazione all’interno del testo.

Una biblioteca digitale diventa un grande archivio di informazioni da leggere, cercare, manipolare.

Quali possono essere i ruoli di scambio tra questa idea di editoria digitale e le biblioteche?

Ci sono diversi aspetti sui quali volenti o nolenti ci si interrogherà nei prossimi anni e si tratta di tematiche che toccano i sistemi di creazione, progettazione, distribuzione e consumo degli ebook. La biblioteca avrà modo di inserirsi o meno in questi processi e potrà diventare un soggetto attivo o passivo di una trasformazione che solo in parte è in mano agli editori.

La biblioteca tangibile

Per noi editori digitali la biblioteca è un luogo di grande importanza. Perché c’è, esiste nel mondo reale. Gli editori digitali possono creare ebook, venderli, contattare i propri lettori, avere un filo diretto con i propri autori ovunque essi risiedano, ma tutto questo avviene in rete. L’editore ha una libertà di azione impensabile, ma vincolata ad un mezzo di comunicazione virtuale. Il suo libro c’è, ma solo in un mondo ‘altro’ rispetto a quello reale.

La trasposizione dal virtuale al reale, per un ebook, è un lavoro di grande impegno. Parlare di ebook, presentarli, farli conoscere ai lettori, dare l’opportunità di manipolarli lavorando sul territorio, è oggettivamente difficile. Un’occasione anche banale come la presentazione in una libreria, oggi, porta una serie di difficoltà pratiche. Si parla di un contenuto, appunto, che non è tangibile, che non è lì nella libreria, non è passabile di mano in mano, spesso non è neppure acquistabile. Possono esserci delle sue “apparizioni”, magari grazie ad un ebook reader o un tablet su cui è stato caricato, ma resta un prodotto intangibile per un pubblico di lettori tradizionali. C’è necessità di luoghi in cui il virtuale e il territorio si incontrino, e dove esistano strumenti condivisi per accedere alla virtualità dell’ebook per farlo diventare uno strumento di quotidianità. E questo luogo può essere la biblioteca.

La conservazione

L’editoria digitale, paradossalmente, è una editoria fragile. Il contenuto si appoggia a tecnologiche contingenti, spesso non pianificate a livello culturale o sociale, ma piuttosto legate a dinamiche imprenditoriali e di mercato. La libertà dell’editore aumenta per alcuni aspetti, ma viene vincolata per altri. L’editore digitale, oggi, deve scegliere formati di progettazione digitale che sono acerbi e che vengono rinnovati in tempi rapidissimi, rendendo obsolete opere che debbono sottostare a reinvenzioni continue, con il rischio di sparire nel nulla, trascinate nell’oblio dalle tecnologie per cui sono nate. Copiare oggi è molto più facile che preservare: basti pensare a quanti cd-rom degli anni novanta siano inservibili e illeggibili sulle moderne device mobili. La biblioteca ha la possibilità di normalizzare questa incessante progressione tecnologico/commerciale, conservando sia i contenuti che i contenitori.

Si tratta di una conservazione virtuale molto importante, soprattutto nel momento in cui l’editore non è più padrone del mezzo di lettura. Un editore tradizionale, infatti, non solo lavora sul contenuto del suo libro, non solo lavora anche sul contenitore, ovvero applica un certo tipo di impaginazione e un certo tipo di dimensione del foglio, ma lavora anche sul mezzo inteso come materiale del cotenitore. La carta, la rilegatura, la cosa tangibile: sono materiali che sono in mano all’editore prima di finire in mano al lettore.

L’editore digitale non ha questo privilegio. Il mezzo non è suo e non è deciso da lui, anzi, l’editore digitale deve svincolarsi dal mezzo per produrre contenuti che si adattino a tutti i mezzi. Questo è un vantaggio, ma è anche la perdita di un privilegio. Questa perdita ha conseguenze abbastanza importanti: il privilegio della fisicità del contenitore viene trasferito dall’editore al produttore del nuovo mezzo. Apple, Amazon, Sony e tutti i vari produttori hardware di device di lettura, sono la parte stretta dell’imbuto e tengono in mano l’intero processo produttivo che sta a monte. I vincoli che vengono stretti in maniera esclusiva attorno alle device, la gestione informatica dei diritti di autore, la scelta dei formati, le piattaforme di distribuzione e di vendita, la censura preventiva su quello che può o meno apparire sui loro store, tutto questo è in mano ad aziende che si occupano di tecnologia di consumo, il cui fine principale è la produzione di reddito attraverso la vendita di beni di massa. Qualunque progettualità di carattere culturale, informativa e di conservazione deve tener conto di questa posizione monopolistica di aziende sovranazionali che si sostuiscono ai distributori, ma anche alle librerie, ma anche alle tipografie e che sono gli unici creatori del mezzo con cui si legge. E in alcuni casi diventano anche editori, sia in senso tradizionale, sia come editori dei lettori con l’offerta di strumenti di self-publishing. Che cosa possa significare nel medio-lungo termine questa frantumazione editoriale accanto a questo fortissimo accentramento “tecnologico”, è presto dirlo, ma è bene che soggetti come le biblioteche siano in grado di monitorare, preservare ed agire al di fuori delle dinamiche prettamente commerciali.

Questo pone anche delle domande essenzialmente pratiche: nel momento in cui la biblioteca si fa portatrice di un servizio di intermediazione tra il lettore e l’editore digitale (o il distributore), perde di fatto la sua capacità conservativa del bene immateriale. L’ebook transita dal distributore al lettore grazie alla biblioteca. Ma non è detto che questo bene rimanga nella biblioteca, anzi, di solito non rimane. A chi è delegata questa conservazione del bene? Quanto è accessibile un bene conservato digitalmente per chi desidera consultarlo?

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