Quindi il primo giorno lo mettemmo in cucina. Sto parlando dell’apple ][ compatibile. Lo mettemmo vicino al frullatore che tante lacrime mi era costato.

In pratica mi ero messo via i soldi e l’avevo comprato per il compleanno di mia madre, un frullatore mulinex, una bella roba e quando mia madre aprì il pacchetto, sto parlando del pacchetto contenente il frullatore, sbiancò e iniziò a prendermi a ceffoni urlando dove lo hai rubato, da dove lo hai rubato, e io piangevo e dicevo ma che rubato l’ho comprato, e lei, ma figurati, e dove li hai presi i soldi per un frullatore, che non ti diamo un soldo, e io, eh li ho messi via, per farla breve mia madre mi mise giaccone, prese il mulinex sotto un braccio, me sotto l’altro e andò contrita fino al ferramenta per restituire la merce che – secondo mia madre- avevo rubato, il maltolto, e arrivati al ferramenta la donnona che gestiva il ferramenta, la Bruna, disse che l’avevo pagato, mica rubato, e mia madre ma come pagato e lei, sì pagato, ha detto che si è messo via i soldi che gli davano i nonni, e mia madre tornò a casa ben altro sguardo negli occhi e poi a casa mi chiese scusa, mi abbracciò e usò quel mulinex per decenni penso lo abbia ancora adesso, comunque l’aneddoto lo racconto sempre per far capire bene come funziona l’amore filiale.

Accesi l’apple ][ compatibile e inserii l’unico disketto che avevo, un cinque pollici nero con dentro dei giochi. Non dimenticherò mai quei giochi, perché sono stati i primi giochi che ho avuto su apple ][ e per lungo tempo gli unici. Erano Choplifter della Br0nderbound software, Falcon, un elegante clone di Phoenix, Autobahn, un ansiolitico arcade automobilistico in 2D e infine le due cose su cui passai la notte in cucina, e poi le notti dopo e poi parte della mia vita, in senso lato.
Conan il sanguinario e Adventure in town. Due avventure testuali, in italiano.
Quando apparve per la prima volta quel pezzetto di testo in cui si diceva che ero Conan ed ero in un bosco, di notte, e poi basta. Tutto era fermo e dovevo scrivere cosa fare. Un romanzo scarico a cui era necessario dare una botta per farlo andare avanti. Nord, un’altra descrizione del bosco e poi ero di fronte ad una porta marcia. Bussai, tirai, picchiai quella maledetta porta, finché, dopo ore, la sfondai. SFONDA PORTA. Ed entrai nella cripta sotterranea, con quello scheletro che teneva in mano quella spada. Che avrei preso, suscitando l’ira dello scheletro, e poi ancora. Sarei uscito di lì, avrei camminato tra campi di grano intrisi del sangue della battaglia, avrei cercato in città un imbarcadero per arrivare fino al principe Prospero che mi aspettava. Vado a memoria, per amore e per necessità perché, come molti altri racconti interattivi di quegli anni, tutto è andato perso. Anche di Adventure in town non restano che i miei ricordi di un trentennio fa.

L’emozione di muovermi in un posto, leggere la descrizione e poi scrivere GUARDA e leggere altre cose sul posto in cui ero. Queste cose nei romanzi non si potevano fare. La narrazione che si frantumava in oggetti, la programmazione ad oggetti di un romanzo finito in un frullatore, nel mulinex rubato. La cosa era enorme e non era una sperimentazione accademica, era un prodotto, era un gioco, era l’informatica.
Molti altri giochi con grafica che spremeva il microprocessore li ho dimenticati, ma la rivoluzione che stava in quei piccoli blocchetti di prosa è stata un dolce inizio e una promessa di poter raccontare le cose in modi misteriosi.
Il passo successivo fu un giorno in cui, per errore, battei un control-c mentre giocavo ad Adventure in town e il programma si spezzò. Un beep e il basic era lì, fermo. Scrissi LIST ed ecco che scorreva sotto ai miei occhi il codice con cui era scritta tutta l’avventura: le variabili, i cicli, le stringhe. Una danza sullo schermo che poi, riga per riga, feci mia. Anche quello, nei romanzi, non c’era. Ed era pura narrativa logica.

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