Quando ho comperato il mio primo ebook reader[1], a fine 2008, non c’era roba da leggere. Ero costretto a impaginarmi da solo testi di pubblico dominio[2] e rosicchiare il poco che si poteva trovare in rete. Soprattutto avevo sete di saggistica umanistica, di cui c’era pochissimo e di cui – per molto molto tempo – non ci sarebbe stato nulla di sufficientemente professionale (e quel poco, in formato A4).
A quasi quattro anni di distanza le cose sono cambiate, un poco. I manuali secondari o para-universitari in formati aperti come ePub sono ancora mosche bianche, ma fanno ronzio. Sul mio iLiad staziona il primo volume de Il medioevo, edito da Enyclomedia e curato da Umberto Eco, la cui struttura enciclopedica sembra fatta apposta per una lettura digitale. A fianco fa mostra di sé la Piccola storia della letteratura italiana di Carlo Vecce, permettendomi di avere sempre con me per lettura e consultazione un quadro ampio e ben trattato. E di giorno in giorno i testi umanistici presenti in rete aumentano. I prezzi in molti casi sono di fascia alta, si parla di ePub dal costo di 20-30 euro.
Leggendo questi testi, sto bene. Me li godo e penso che sia un buon inizio.
Perché dico buon inizio? Perché mentre li leggo mi verrebbe voglia di cliccare, toccare. Maggiore è l’enciclopedizzazione dei contenuti, delle informazioni, delle fonti, maggiore è il mio desiderio, mentre leggo, di navigare all’interno di questa enciclopedia digitale per andare ad approfondire, a vedere, a relazionare. Non parlo di contenuti multimediali, che possono essere utili ma sono una cosa diversa, parlo proprio di progettare ebook che siano libri digitali in cui la connessione dei contenuti abbia un utilizzo specifico rispetto alla lettura lineare dei libri di carta. Ogni tanto mi viene voglia di farlo e ogni tanto lo faccio: apro l’ePub e ci aggiungo delle cose, inserisco link, copio e incollo informazioni prese da altre fonti e modifico il prodotto per farne un iper-libro. Ma è un lavoro che non sempre ho il tempo di approcciare e che devo fare andando a vivisezionare testi fatti da altri, lasciando il mio ebook reader e usando il computer. Non è comodo.
Mi immagino l’esperienza di leggere in digitale se queste cose fossero già progettate in fase di costruzione dell’ebook, e se gli strumenti di lettura digitale avessero funzioni integrate per aumentare i propri testi man mano che li si studiano e leggono.
Insomma, il digitale è a un buon inizio, ma tante cose che sono già state fatte altrove, in rete, sui computer in ipertesto, devono ritornare alla loro funzione naturale di creazione di cultura. Bisogna scardinare il libro di carta, tirare fuori le cose che ci sono dentro, aggiungere le cose che non potevano entrarci, e fare qualcosa di diverso. E non dico qualcosa di nuovo, perché penso che si tratti di una normalizzazione di strumenti digitali che ormai sono ovunque, anche nel codice di questa pagina web.

[1] Che è poi quello che utilizzo ancora oggi.
[2] Il che mi ha permesso di leggere una buona metà della Storia di Italia di Guicciardini, nuda e cruda, senza note. Esperienza che consiglio a chiunque voglia temprarsi nello spirito.

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