Questo pomeriggio alle 17.30 al beriocafe ultimo dei tre incontri organizzati da Quintadicopertina e dedicati all’editoria digitale. Oggi si parla di scrittori e lettori digitali e, oltre al sottoscritto, ci saranno Clelia Valdesi di Bookliners e Alessio Neri di Editoria Crossmediale.

L’argomento è molto interessante e tocca una serie di tematiche assai vaste, dal social reading al self publishing, parlando anche (ed è l’argomento su cui dirò  forse qualcosa anche io) di progettazione della narrazione.  Ma l’aspetto su cui vorrei spendere in verità due parole è quello della sperimentazione.

Ogni volta che leggo di iniziative di social writing, di narrazione interattiva, di nuovi rapporti tra lettore e scrittore, viene sempre appiccicata una parola che – alla lunga – inizia a essere pesante: sperimentazione. La parola sperimentazione è usata nella sua accezione negativa, non nel senso di innovazione, ma di corto respiro. In italiano “fate sperimentazione” ha lo stesso significato di “non fate sul serio, no?”. “È solo per vedere che succede, no?”

Ecco, al di là del significato asfittico dato alla parola sperimentazione, la cosa che spero di poter dire oggi è che queste cose che stiamo facendo in digitale, con gli ebook interattivi, con i social reading e il social writing non sono sperimentazioni. Sono il risultato delle sperimentazioni che – nel digitale – si fanno da trent’anni. Sono l’attuazione in campo editoriale di una trasformazione di linguaggio e di composizione di scrittura che altrove ha già cambiato le abitudini di chi scrive.

Perché nessuno oggi direbbe che l’e-mail è una sperimentazione della lettera manoscritta, no?

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