Ho aperto un browser che ho sul computer e che non usavo da qualche anno. Un tempo lo utilizzavo come browser predefinito, ma poi lo avevo abbandonato per un altro.
Ho aperto i “preferiti” e ho trovato i siti che consultavo quotidianamente a quel tempo e che poi avevo smesso di leggere. Mi è venuta curiosità di vedere cosa avessero scritto nel frattempo, e ho chiesto al browser di aprirli tutti. Erano principalmente blog, siti di informazione, riviste on-line di letteratura.
Il browser li ha aperti tutti, mostrandomi una serie di 404: pagine inesistenti, domini in vendita o -nel migliore dei casi- pagine abbandonate da anni.

Sono due considerazioni che faccio da tempo, relativamente alla conservazione dei beni digitali. Apparentemente il contenuto digitale è più facile da conservare, basta un backup. Non occupa spazio fisico, non si consuma con il tempo. Eppure la mia esperienza quotidiana mostra che il digitale diventa più faticoso da amministrare, perché induce alla non-selezione dei contenuti.

Tengo tutto perché intanto non occupa spazio fisico, ma in realtà tengo tutto perché il flusso di contenuti digitali da cui sono sommerso non mi permette di selezionare quello che mi serve davvero: aggiornamenti di podcast, di blog, di wiki, rss, video e contenuti multimediali in genere.
Non ho tempo di dare valore alle cose che scarico sul mio hard disk o che tengo on-line e che talvolta dimentico addirittura di avere. Ed è difficile conservare quello che non ha valore.
Basta poco per fare pulizie sommarie, cancellando migliaia di files downloadati senza sapere esattamente cosa siano, perché non ci sarebbe oggettivamente il tempo di aprirli, leggerli con cura e selezionarli uno ad uno.
Il digitale diventa un luogo della facile conservazione e della facile distruzione.

Alla fine i supporti materiali hanno l’innegabile vantaggio di introdurre nella nostra casa i loro ingombranti, marciscenti, adorabili cadaveri.

(In margine: chissà se gli ebook, questi contenuti digitali con un piede nella conservazione, potranno cambiare il rapporto con chi li possiede).

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