Su twitter con hashtag #caroeditore interessante dialogo tra editori e lettori. Richieste e maledizioni da chi i libri li legge e li scrive, rivolte a chi i libri li pubblica. Tra i discorsi che mi sono rimasti in testa:

  • gli ebook *devono* costare meno del cartaceo
  • gli ebook *devono* essere gratis se si compra il libro di carta
  • gli ebook sono un fuoco di carta (il che è un bel paradosso nda)
  • gli ebook non sostituiranno mai i libri
  • gli ebook hanno senso se offrono un’esperienza diversa di lettura
  • gli editori pubblicano robaccia, cioè non me
  • gli editori dovrebbero pubblicare solo libri belli

Il discorso sulla qualità dei testi è tornato spesso, accostato a quello sul prezzo. Da un lato si vogliono testi di qualità, dall’altro lato l’editore deve deprezzare i suoi libri, ovvero guadagnarci il meno possibile. Le due cose, sottolineo, possono essere conflittuali.
Un tema importante, impossibile da sviscerare in 140 caratteri è quello del libro o dell’ebook come prodotto di mercato. L’ebook è un prodotto culturale che vive di proprie regole non commerciali, o va confezionato, lavorato e promosso all’interno di un mercato al consumo, come si fa con una saponetta?
Il mio punto di vista, espresso in qualche tweet, è che gli ebook o i libri sono prodotti commerciali, perché – molto banalmente – richiedono un lavoro, vengono immessi in un mercato e sottostanno alle stesse leggi a cui sottostà la saponetta. I libri e gli ebook, pare brutto a dirlo, vengono venduti e comprati.
Il grosso vantaggio rispetto ad altre tipologie di prodotti è che l’editore può anche decidere di fare saponette che non lavano, ma balbettano e fanno la luna al posto della schiuma.
Ma ci saranno abbastanza amanti degli odori forti?

Un’ultima discussione importante, legata alla prima: gli editori fanno il mercato o lo subiscono? Se vengono creati best-seller letterariamente poveri è colpa degli editori o dei lettori che quei best-seller li comperano?
Il tema su twitter è stato molto dibattuto ma personalmente penso che vada inserito in un discorso organico molto più ampio, che va a toccare un discorso culturale multimediale e sociale, da drive-in in poi.

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