{1} Dopo molti mesi di lettura sistematica di ebook, ieri sono tornato a leggere un libro di carta, preso dalla biblioteca. L’ho trovato scomodo, rispetto a leggere un ebook, trovavo meno momenti in cui poterlo leggere, comunque: stamattina mi alzo, un po’ addormentato, metto su caffé e te e mi siedo e mentre aspetto prendo il libro e lo apro. Inizio a leggere e mi rendo conto che è una pagina che non ho ancora letto, non è quella che stavo leggendo ieri sera. Sfoglio le pagine un po’ imbarazzato e poi mi rendo conto che il libro si era aperto a caso. Non mi aveva mostrato in automatico la pagina a cui ero arrivato la sera prima. Folkloristico, no?

{2} Ho finito da poco un grosso saggio in formato ebook. Una brutta versione ebook, presa dal cartaceo e piena di refusi. Alla fine del libro di carta c’era l’indice dei nomi, a fianco di ogni nome erano segnate le pagine in cui, all’interno del libro, era citato il personaggio in questione. “Ecco una questione interessante” mi sono detto. “Come lo avranno risolto in digitale?”. Facile per il libro di carta, ma i libri digitali non hanno pagine. Come fai a segnare un riferimento a una pagina che non esiste? Apro l’indice dei nomi dell’ebook e vedo che sono state rimosse le pagine. Hanno lasciato solo tutti i nomi. E basta. Sembravano i titoli di coda di un film.

{3} Qualche mese fa stavo impaginando un testo di quinta, “La danza del drago digitale“. È un testo relativamente breve, ma ricco di nomi, appunto. Man mano che va avanti l’editing mi rendo conto che un indice dei nomi, ci starebbe bene, sarebbe utile. Memore dell’esperienza avuta come lettore voglio evitare di fare anche io i titoli di coda. Come fare? Ne parlo con Maria Cecilia e alla fine decido di lavorare sul significato. Man mano che impagino, segno i nomi notevoli, dandogli un tag che li caratterizza. Ad ognuno assegno un id univoco, in modo che all’interno del libro siano ricercabili. Quando l’ebook è finito, lo prendo e inizio a interrogarlo attarverso delle query. E, in pratica, ottengo un indice dei nomi in maniera ‘automatica’, sostituendo il numero di pagina con un link attivo alla pagina in cui è citato il personaggio, ad esempio:

Dalai Lama, in L’analisi del web, vedi . In Identità e conflitti, vedi , vedi.

Cliccando su ‘vedi’ si va a finire nella pagina. E qui torno al punto {1}.

{1} Il libro che sto leggendo e che non si apre da solo si intitola “Oltre il testo: gli ipertesti“. È un testo datato, del 1994, quindi molto interessante. E con un certo divertimento ogni tanto trovo delle frasi decisamente anticipatrici di quello che sta succedendo oggi con gli ebook e con il lavoro di formazione di un libro digitale. Ad un certo punto Ricciardi, curatore del libro, si sofferma sulla divisione tra homo faber e homo scribens. Il discorso che fa Ricciardi è molto complesso, ma non tanto da non fare capire qualcosa anche me. Il panorama che disegna Ricciardi è quello in cui l’informatica diventa un territorio comune di saperi, dove la civiltà industriale incontra quella alfabetizzata. E non posso non pensare all’amico Bedetti che l’anno scorso a Fosdinovo descriveva il suo ruolo di editore (che è poi anche il mio) come quello di una figura inedita che ha un piede nell’informatica e l’altra nella cultura umanistica. E qui torno al punto {3}.

{3} La costruzione di testi pensati per il digitale passa per un territorio di saperi condivisi, in cui problemi prettamente informatici trovano risposte prettamente umanistiche. Arricchire di significati un testo di geopolitica, per poterne poi fare un indice dei nomi, è un lavoro da homo scribens, ma questo lavoro di significato impatta immediatamente il lavoro dell’homo faber che deve informatizzare il testo di partenza; e nello stesso tempo l’homo scribens ha bisogno delle conoscenze e delle intuizioni dell’homo faber per sapere come arricchire di significati il testo di partenza, in modo che sia manipolabile nel digitale. È anche possibile che queste due figure non siano in realtà due figure, ma solo una, come confessava Bedetti. Una figura nuova che si muove in un ambiente non certo inedito, la rete lavora su questi concetti da decenni ormai, ma che con la creazione di ebook e di contenuti digitali deve ripensare il suo lavoro in maniera omogenea, coerente e fattiva. Se il web è una palestra aperta e libera, l’ebook costringe a soluzioni vincolanti sia per l’editore che per il lettore che -forse per la prima volta- ha modo di accedere realmente a questi saperi sempre meno virtuali: gli ebook, a differenza di molti cd-rom degli anni novanta o di alcuni anonimi e immensi archivi on-line, pare che siano davvero letti da qualcuno.

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