Sono stato a Luccacomics, prima volta nella mia vita, per assistere alla presentazione di Nicola r-esistenza precaria, fumetto edito da Altrinformazione e di cui Quintadicopertina cura l’edizione digitale; ma anche per farmi un giro tra gli stand e vedere le idee che si muovono lì dentro. Tante le cose interessanti, di cui segnalo soltanto – e non per campanilismo – la genovese GRRRžetic Editrice, che mostrava un catalogo bello, alternativo e compatto.
Il giro tra gli stand è stato comunque parziale e sfiancante: la mostra era una bolgia dantesca, una fiumana di gente all’interno di tendoni pieni all’inverosimile, che rifluiva poi nelle strette vie del centro di Lucca. In mezzo, brillavano i cosplayer, ragazzi e meno ragazzi vestiti da personaggi dei fumetti o da personaggi cinematografici. Due parole sui cosplayer: mi sono apparsi come i figli della mia generazione, se non la mia stessa generazione; ho pensato al poster di Venusia che tenevo in camera mia, alla spilla di Lamù con cui giravo per l’università, alla t-shirt con Nadia e la sua pietra azzurra che mostravo orgoglioso nelle estati genovesi di parecchi anni fa. Mi sono sembrati così leggeri, così condivisibili, così fotografabili, adeguati. Nello stesso tempo li ho trovati svuotati, pornografici. Li ho visti, da esterno, come un travestimento che perde il suo gusto trasgressivo per diventare un esercizio di conformità al sistema dell’entertainment. Non mi travesto per essere fuori da me, ma per diventare anche io parte di un marchio registrato. In cambio offro tutto me stesso.
Alla presentazione di Nicola, i cui cosplayer sono più concretamente a casa in cassintegrazione, c’era la mente di Altrinformazione Carlo Gubitosa, e il disegnatore Marco Pinna. Marco nella presentazione ha cercato in tutti i modi di convincerci a non leggere il suo fumetto: schivo, ha evitato ogni celebrazione del suo disegno e del suo testo limitandosi a mettere in prima linea Nicola e i suoi personaggi. Ma ad un certo punto si è tradito. Ad una domanda del pubblico sullo stile del suo disegno e sul debito del maestro Altan, Marco si è illuminato e si è messo a parlare di Altan con un amore che era tutto da disegnare. Sarebbe stato semplice per Marco parlare di sé, raccontare che lavora in fabbrica, in Germania, e che i disegni per Nicola li ha fatti sul tavolo della cucina mentre i figli gli saltavano addosso: ma appunto, Marco non è una persona semplice e queste cose non le ha dette.
Alla fine gli ho chiesto se potevo fargli una foto con la versione digitale di Nicola su Kindle, e lui mi ha detto, non mi sembra il caso. “In che senso?” gli ho chiesto e lui ha detto, che apparire in foto, non gli sembra il caso. “La faccia”, mi ha spiegato, “non mi piace apparire”. “Allora senti: ti faccio la foto e ti taglio la faccia” gli ho detto e lui mi ha risposto, taglia.

Nella prossima puntata racconterò un po’ come è nata l’edizione digitale di Nicola e quali siano i possibili sviluppi per un fumetto ripensato in maniera liquida.

Advertisements