La prima delle grosse menzogne era quella che dicevo ai miei genitori al tempo del liceo o all’inizio dell’universita’, ovvero che io avevo bisogno di un computer perche’ mi sarebbe servito per lo studio. Non era vero. Ho anche usato il computer per studio, ma non l’ho comprato per quello. Il computer mi serviva per farmi stare meglio, sostanzialmente, per fare rumore con la mia intelligenza.

La seconda menzogna era che io andavo al liceo o all’universita’ perche’ mi sarebbe servito per il mio lavoro. Andavo a scuola per potere poi lavorare. Anche quella era una menzogna. Io andavo a scuola per stare bene, per curiosita’ e per accrescere le mie competenze. Che le cose che andavo studiando mi sarebbero servite per il mio lavoro, qualunque fosse stato, era un fatto incidentale.

La cosa mi torna in mente leggendo su alfabeta2 di settembre un pezzo di Giorgio Mascitelli che parla di scuola, dove dice che lo smantellamento del sistema scolastico non inizia con i tagli economici, quello e’ il secondo passo, ma inizia quando varia la sua destinazione d’uso. Quando la scuola smette di essere un luogo di accrescimento culturale e intellettuale, e si trasforma in uno stage aziendale di preparazione al proprio ruolo da dipendente.

Ecco, ho pensato che le menzogne dietro cui ci si nasconde per decenza, “studio perche’ devo, ho un computer per studiare”, sono una vergogna.

Oggi, ancora oggi, non studio perche’ devo, ma perche’ studiare e’ una metamorfosi del corpo e dell’anima. E uso un computer perche’ sono un manipolatore e ho bisogno di essere messo alla prova, continuamente.

La difesa dell’elemento intellettuale è una difesa scomoda perché si difende qualcosa che non ha ragione di essere difeso; ragione economica. E difendere qualcosa di economicamente non conveniente, in un mercato e in una società basata invece sul consumo e sul capitalismo, come quella in cui sono nato, è un atto da anima bella, apparentemente. In realtà, man mano che passano gli anni, mi pare che la difesa dell’elemento intellettuale sia una azione di guerriglia economicamente impattante, perché va a colpire le ragioni prime del mercato stesso. Nel senso che l’elemento intellettuale è quello che può proporre ipotesi e panorami alternativi a quelli del consumo; è quello che può andare a togliere il guscio protettivo dei device del capitalismo e mostrare che dentro ci sono – sempre e come al solito – meccanismi taglienti, rozzi e che portano assuefazione. È una guerriglia perché c’è un avversario, che ha agito alla luce della luce (non necessariamente quella del sole), e che oggi lotta contro di me e contro l’habitat nel quale vorrei crescere e far crescere le cose che ho care.

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