Sono stato ieri a un bell’incontro con un laboratorio di scrittori orbitanti attorno a Genova. Già allievi della Holden, hanno intrapreso un percorso di scrittura creativa autogestito, organizzando incontri con scrittori, editor, editori e altri attori del magico mondo della parola scritta.
Sono stato invitato per parlare di editoria digitale, per fare un panorama di quello che sta succedendo da questa parte del video e per dire qualcosa anche dei nostri progetti narrativi di quintadicopertina.
Si è parlato quindi del Jukebooks, degli abbonamenti allo scrittore e della narrativa interattiva delle polistorie; e proprio parlando di narrativa interattiva ho portato con me alcuni testi per raccontare come la narrativa interattiva non sia una strana curiosità dei libro-gioco anni ottanta, né un qualcosa che arriverà prima o poi con animazioni, suoni e compagnia cantante.
Ad un anno e mezzo dalla nascita della prima collana italiana di narrativa interattiva infatti, devo combattere il continuo sconcerto di vederla ridotta in rete come derivato delle storie a bivi di topolino o nei librogame della EL, così come di sentir parlare di ebook interattivi solo per qualche videogioco in iApp, mascherato da libro.
Narrativa interattiva è in realtà un lavoro di design, sudore e letteratura.

In sostanza, ho detto tirando fuori alcuni libri dal mio sacchetto di stoffa, la narrativa interattiva c’è sempre stata.
Nel momento in cui uno scrittore traduce la sua fabula in un romanzo, usando tutte le armi retoriche di un intreccio, crea una piattaforma narrativa interattiva per il suo lettore. Tagliare, incollare, anticipare un avvenimento, eliderne un secondo, inserire un flashback che racconta qualcosa che era stato taciuto centinaia di pagine prima, agganciare un particolare essenziale all’interno di un lungo monologo: sono tutte interazioni, latenti, che lo scrittore introduce all’interno di un testo apparentemente statico.
È quello che succede in Infinite Jest di David Foster Wallace, ho detto. Nessuno del laboratorio lo conosceva e allora l’ho descritto. Immaginetevi – ho raccontato – un romanzo di più di mille pagine, in cui i piani temporali sono mescolati, dove le decine e decine di personaggi si alternano in maniera frenetica, apparendo e scomparendo per periodi lunghissimi, il tutto agganciato a centinaia di note che si rivelano parte essenziale del romanzo stesso. Infinite Jest è un testo interattivo come pochi, eppure affonda la sua materia narrativa nella tradizione più colta del romanzo letterario.
Ho fatto passare poi altri libri che mi ero portato dietro e man mano vedevo un po’ di sorrisi apparire, molte domande, pagine sfogliate e rigirate. Che fosse il doppio romanzo del “Gioco del mondo” di Cortazar, il poema commentato del “Fuoco Pallido” di Nabokov, lo pseudo-futurismo multimediale dell'”Aurum Tellus” di Gavino Ledda, il “Nuovo Commento” manganelliano di un testo invisibile, o la “scultura libracea” del “Tree of codes” di Jonathan Safran Foer, era chiaro che il gioco interattivo veniva esplicitato in testi che giochi non erano. Come giustamente osservava Edoardo Cavazzuti, l’interattività insita nei testi emergeva in maniere diverse e sempre nuove, in uno scambio con il lettore che non accetta la sola dimensione passiva della lettura.
E le polistorie? Sono un passo ulteriore di questo patto esplicito tra lettore e scrittore. Nel momento in cui lo scrittore ammette di essere un raccontatore di frottole, molto bravo, cade anche l’ultimo velo dietro cui nascondersi. La fabula non è più “la cosa da narrare”, il modello a cui lo scrittore dipende per il suo romanzare, ma diventa un elemento anch’esso passibile di modifica. La fabula diventa una poli-fabula e non a caso qualcuno inizia a parlare di Calvino e il suo concetto di iper-romanzo. Così Antonio Koch nel suo “Verrà HP e avrà i tuoi occhi” fa nascere un nuovo romanzo da ogni bivio, così Mazzetti nel suo “Cuore à la coque” crea un romanzo personale per ogni personaggio.
E poco dopo si parla del futuro: romanzi in cui l’interattività sia anche la manipolazione, da parte di chi legge, dei contenuti della fabula o la scrivibilità di una storia immaginata da altri…
Alla fine dell’incontro ci siamo salutati con molte idee per la testa, e forse anche qualche progetto che prenderà qualche strada nuova.

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