A proposito di polistorie e di narrazioni non lineari, una citazione da un libro che sto leggendo e che stamattina ho trovato fulmimante:

Come dicevamo, l’alfabetocentrismo ha rafforzato l’idea che la linearità sia un requisito fondamentale, conseguenza della formazione per aggiunte successive di lettere e poi di parole tipica dell’alfabeto. Sembra invece sempre più chiaro che la scrittura lineare sia solo un caso particolare. Basta guardarsi in giro e vedere cosa accade oggi alla forma della scrittura. La grafica evidenzia sempre più come la linearità sia un aspetto fra tanti: riviste e giornali presentano il testo per moduli disposti secondo strutture non lineari, gli ipertesti li scompongono anche in profondità, creando livelli successivi di accesso, ma soprattutto la scrittura via sms e via chat sia evidenziando i limiti delle vecchie concezioni. Dopo pochi minuti che si chatta è evidente come la scrittura non c’entri nulla col parlato […]

Guardare Pensare Progettare, Neuroscienze per il design, Riccardo Falcinelli 2011

Ecco, la concezione di un ebook digitale e non digitalizzato parte da questa visione non particolare : riconoscere l’esistenza di una pratica di lettura digitale che vive in parallelo a quella tradizionale, emanciparsi dalla struttura unica del “testo a scorrere” per trovare relazioni e connessioni ipertestuali, grafiche, informative. Il nostro cervello è preparato ad usarle, se siamo capaci a farle, e pare che gli possa anche fare bene.

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