Pensare di partire da una idea: un Jukebooks che sforna racconti su misura; un romanzo che si legge come una avventura testuale o un librogame; un libro di informazione con i link per andare a leggersi in rete le fonti di quello di cui si parla; o un abbonamento a uno scrittore che nel corso di un anno scrive per te ebook con dentro i suoi materiali di scrittura, le sue storie finite o i work in progress appena immaginati.

Se mi chiedessero cosa c’è di bello nel fare editoria digitale direi questo: la possibilità di creare forme di lettura e di scrittura che sono una novità rispetto al libro. Non meglio o peggio, ma davvero qualcosa che prima non c’era. Adesso che li vedo tutti schierati uno vicino all’altro, gli ebookkini dell’abbonamento allo scrittore, penso che il dicembre scorso abbiamo dato vita a un bel fiume narrativo, in cui stanno scorrendo le idee e le scritture di Francesca e Gianluca.

Non solo libri-prodotto, ma modi di inventare le proprie storie e di mettere in rete la propria creatività. Ho letto questi ultimi due ebook in religioso silenzio. La storia di Marcovalda mi ha preso, sono arrivato alla fine e pensavo, ne voglio ancora, e poi ho pensato che quell’ancora non c’è perché non è stato ancora scritto. Ho letto le storie di Morozzi, i suoi infiniti romanzi, immaginandomi come sarebbero andati avanti, un po’ come da ragazzino facevo con la storia infinita, con i suoi; ‘ma questa è un’altra storia’.

Ecco, la narrazione digitale è anche questo porsi di fronte alle scritture come ci si pone davanti a una materia che non è ferma. È un approccio originale che non scimmiotta la forma del libro, ma crea propri spazi e formule di letteratura.

Ed è semplice, non servono grandi cose, perché quando si ha a che fare con la scrittura, anche solo un granello nel meccanismo, se è un granello significante, ha un effetto dirompente.

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