Si avvicina la data del referendum, ma ancora non si sa su cosa voteremo, su quanti quesiti, se si raggiungerà o meno il quorum. La storia è conosciuta: quattro quesiti referendari, due sull’acqua, uno sul legittimo impedimento, e uno (in forse) sul nucleare. Il governo spera che non si raggiunga il quorum, non ha unito la data del referendum alle amministrative, ha modificato le leggi da abrogare in corso d’opera per annullare il voto, dichiarando apertamente che gli italiani avrebbero deciso in maniera emozionale. Che non sarebbero stati in grado di compiere una scelta di ragione.

Quello che abbiamo pensato noi di Quintadicopertina, assieme ai giornalisti di 4medi@ che hanno lavorato a questo ebook, è che esistono invece cittadini italiani che vogliono sapere. Che non vanno a votare perché è un dovere o perché gli è stato chiesto da questa o quella formazione politica, ma vanno a votare perché è un loro diritto e vogliono esercitarlo in maniera intelligente. Nucleare Acqua Giustizia: possiamo decidere? è nato proprio per questo: uno strumento per andare al voto sapendo su cosa si sta votando. Per conoscere lo stato del nucleare attorno a noi; per rivedere i percorsi di una legge a protezione del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri dal lavoro dei giudici; per capire cosa vuol dire oggi privatizzazione dell’acqua, per capire la differenza tra bene pubblico e bene condiviso.

L’ebook costa poco meno di tre euro, si trova in ePub, pdf e mobipocket, e dà al lettore quell’informazione semplice –ma coerente e non superficiale– sui quattro quesiti referendari. Una informazione che in rete non si trova, frantumata in siti che spesso esauriscono la loro funzione nell’indicazione di voto o nell’invito a disertare e andare al mare, e che la stampa ufficiale ha difficoltà a gestire, non essendo legata ad una notizia, e necessitando di tempi e spazi diversi. Per noi, come già con 70 chilometri dall’Italia, si tratta di un modo per creare informazione legata ad un momento che è sociale e che ci riguarda in maniera diretta.

Perché -forse- anche votare è un momento emozionale, ma solo quando è supportato dalla conoscenza e –mi perdoni il Presidente del Consiglio– dalla ragione.

Annunci