Qui di seguito trovate alcuni appunti che ho preparato per l’introduzione del laboratorio sulla progettazione ebook, che sto tenendo a Milano per il Master di Editoria della Cattolica. Si tratta di un memo personale, uno spunto per fare un discorso che poi è stato più articolato e più ampio, ma rileggendolo ho pensato che potrebbe essere utile ad altri lettori per avere una idea di cosa significhi oggi ebook e dia un idea del lavoro che facciamo con quintadicopertina. Buona lettura.

ps: mi scuso per le note ‘statiche’, ma wordpress mi inibisce gli href interni.

1. Definizione di ebook

(a) Il peccato originale

Nel momento in cui ci mettiamo a voler (o dover) costruire un ebook, la prima domanda che ci possiamo porre è cosa sia un ebook. ebook sta per electronic book, ovvero libro elettronico, ma questa definizione ci richiede da subito una riflessione sulla natura stessa del media, ovvero sulla sua natura di contenuto o di contenitore.

Il confronto con altri media ci può essere di aiuto. Oggi, parlando di musica o di film trasposti in digitale, nessuno parla di ‘vinile digitale’ o di ‘pellicola digitale’, ma si parla di musica digitale e di video digitali. Nel momento in cui avviene una conversione da un media tradizionale ad un altro digitale, l’aspetto che si mantiene e che viene riconosciuto come natura del media stesso, è quello del contenuto al di là della sua possibile concretizzazione in un oggetto come una pellicola, un cd, una cassetta, un vhs o un betamax. Il contenuto è quello che passa da un media ad un altro, disinteressandosi del contenitore posseduto di volta in volta.

Con queste premesse lo stesso termine coniato per definire un contenuto digitale testuale paga una sorta di peccato originale: libro elettronico è infatti una definizione che si concentra sul contenitore e non sul contenuto. Il libro è un oggetto che ha una forma, occupa uno spazio, è costituito da pagine sequenziali, ha una rilegatura, si apre e si chiude mostrando una coppia di pagine, ha un peso e tutta una serie di caratteristiche fisiche che condizionano l’esperienza di lettura. Mentre si parla comunemente di musica digitale, non si parla invece di narrativa o saggistica digitale per definire un contenuto digitale, nativo o meno che sia.

Perché? Non ho una risposta univoca, ma certamente diversi fattori hanno influenzato questa scelta:

  • il libro come contenitore di testi ha una tradizione secolare. È difficile considerare il contenuto del libro a prescindere dalla sua forma libro;
  • il mercato vuole riprodurre in digitale la stessa formula già sperimentata per la musica, e vendere copie digitali di libri pensati per la carta;
  • una delle prime funzioni dei documenti digitali testuali è stata quella della stampa: si creavano documenti, anche portatili come il pdf, impostando il loro fine per una lettura su carta.

(b) Il paradosso della parola digitale

Questa definizione che lega il libro digitale al suo corrispettivo cartaceo contiene al suo interno un piccolo paradosso, proprio perché l’ebook ha caratteristiche tali da svincolarsi in maniera più netta dal suo antenato, molto più di quanto abbiano fatto musica e filmati.

Oggi si ascolta la musica digitale nella stessa maniera in cui la si ascoltava in analogico: che si ascoltino i Pink Floyd allo stereo, o camminando con una cassetta ed un walkman o in altre soluzioni di mobilità con un mp3 player, la modalità di ascolto non è variata. Il digitale ha portato una rivoluzione nella distribuzione e nella trasmissione della musica, ma l’ascolto rimane passivo, progressivo e sequenziale. Lo stesso vale sostanzialmente anche per il passaggio da pellicola/dvd/mp4: per guardare un video ci si siede e si guarda quello che succede sullo schermo, piccolo o grande che sia[1].

Il paradosso di cui parlavo è questo: la parola digitale non si legge oggi come le si leggeva in analogico. Parallelamente all’editoria e alla letteratura tradizionale, si è sviluppato negli ultimi cinquant’anni un utilizzo della parola nativo digitale che ha preso forme e ambiti del tutto indipendenti da quello della forma libro e da quelli della letteratura vera e propria.

L’ambito di questo sviluppo è stato quello informatico.

L’informatica si è appropriata della parola per la sua economicità e per la sua versatilità. Se un’immagine vale più di mille parole, con mille parole ci si possono fare un sacco di cose. La parola è diventata innanzitutto una lingua di comunicazione con il computer. Nel momento in cui si è dovuta gestire la relazione tra uomo e computer, la parola si è offerta come metodo economico di gestione di questo rapporto. I linguaggi di programmazione e il parser attraverso cui comunicare con il sistema operativo si sono basati (e si basano ancora oggi) sulla parola scritta.

Questa parola scritta assumeva una serie di caratteristiche che la distinguevano da quella letteraria: era una parola verbo, aveva una propria sintassi logico-matematica, era una parola manipolabile, era raggruppabile a seconda dell’uso e poteva ampliare il proprio vocabolario a seconda delle esigenze del lettore che -questo è un passaggio importante- era contemporamente uno scrittore. La parola digitale è una parola d’uso, e come tale viene letta e continuamente creata e editata nel processo di interazione con il computer.

Molte di queste caratteristiche informatiche si sono mantenute nello sviluppo successivo della parola digitale, quando gli stessi meccanismi di gestione della parola sono stati applicati alla comunicazione, al gioco e alla letteratura.

Dai primi messaggi e-mail, ai gruppi fidonet e usenet, dalle bbs a videotel, ai mud, alla interactive ficion, fino ai più recenti blog, twitter, facebook e friendfeed, la parola digitale è stata prima di tutto una parola manipolabile in cui il lettore non è soltanto un lettore passivo, ma ha la possibilità di agire sul testo che sta leggendo: navigando con ipertesti, commentando, rispondendo, taggando.

Oggi –quindi– nel momento in cui si parla di ebook come forma di letteratura digitale di massa, ci si trova di fronte ad una materia più complessa di un semplice libro di carta scannerizzato per una device mobile, perché esiste già un sofisticato vocabolario di utilizzo per quello che riguarda una parola scritta in digitale.

Basti pensare che già oggi (e lo vedremo avanti in dettaglio) un ebook di un qualunque testo tradizionale nato per la carta, è in realtà un sito web.

(c) Perché si parla oggi di ebook?

Tre motivazioni, due hardware e una di mercato.

  • Nuove device mobili che permettono di leggere in mobilità con modalità molto simili a quelle del libro tradizionale.
  • Schermi non illuminati a inchiostro elettronico, che danno al lettore una esperienza di lettura molto più vicina a quella del libro cartaceo rispetto a quella dello schermo da computer.
  • Esistenza di un mercato di consumatori disposti a pagare per un bene immateriale come un mp3 o un ebook.

Il circolo in realtà si chiude: l’esistenza di questo mercato di consumatori è dato anche dalla nascita di device che permettono l’acquisto immediato di questi beni immateriali. L’introduzione -ad esempio- di eReader con modem 3G o wi-fi non è dovuta ad una maggiore capacità di navigazione in rete o a servizi di lettura mail, quanto alla possibilità di acquistare on-line ebook direttamente dal lettore, senza passare per il computer.

(d) Di cosa si parla quando si parla di ebook?

Prima di fare un ebook è bene sapere che tipo di ebook si vuole fare. Il termine ebook è tutt’altro che univoco e viene utilizzato per definire cose molto diverse tra di loro. Di seguito troverete una classificazione sommaria (e arbitraria) di diversi tipi di ebook che si possono trovare oggi a disposizione per chi vuole leggere digitale. Lungi dall’essere esaustiva, questa prima classificazione può essere utile per identificare meglio la ‘natura’ dell’ebook che si vuole fare o leggere.

  • l’ebook fotografia. Questo tipo di ebook è in realtà una raccolta di scansioni di un testo cartaceo. Ogni pagina viene passata attraverso uno scanner e quello che il lettore vedrà sul suo device sarà una ‘fotografia’ del libro originale. Le dimensioni della pagina saranno le stesse del testo originale e non ci sarà nessuna possibilità di manipolazione del testo. Questo tipo di ebook, molto primordiale, ha –di norma- la funzione di consentire l’accesso a testi antichi e rari anche a chi si trovi distante dall’originale, senza dover far subire all’originale una esposizione, un viaggio o comunque una fruizione che potrebbe danneggiare la carta. Il formato utilizzato è prevalentemente il PDF, ma si possono trovare anche esempi su cd-rom o su web costruiti attorno a numerosi file di singole immagini ad alta qualità.
  • l’ebook fotografia ricercabile. Questo tipo di ebook ha le stesse caratteristiche del testo ebook fotografia, con la differenza che all’interno del file è stato inserito anche un secondo documento “nascosto” contenente il risultato del passaggio all’ocr[2] della fotografia del testo. Questo passaggio all’ocr è talvolta grossolano e senza successivi controlli di correzione degli inevitabili errori di scansione, utilizzato prevalentemente per avere del testo su cui poter eseguire delle ricerche in un documento che altrimenti, proprio per la sua natura fotografica, sarebbe piatto e non interrogabile. Un esempio di questo tipo di documenti sono i libri del progetto Google Books. Il formato utilizzato è prevalentemente il PDF.
  • l’ebook in fase di stampa. Questo tipo di ebook altro non è che il PDF di un testo pensato per la stampa su carta. Nel momento in cui la casa editrice ha realizzato l’impaginato per la stampa, ne fa anche una stampa in pdf. Questo tipo di ebook avrà quindi una dimensione fisica della pagina libro (quella scelta dall’editore per la stampa effettiva su carta), non avrà elementi interattivi o ipertestuali al suo interno, ma sarà ricercabile e sarà possibile copiare parti del testo per incollarle altrove. Si tratta di un ebook la cui concezione resta ancorata a quella del libro di carta e che trova il suo scopo nel permettere l’acquisto per consultazione a prezzi più bassi rispetto all’acquisto e alla spedizione del libro. E una formula utilizzata soprattutto per testi specialistici, spesso venduti anche per singoli capitoli.
  • l’ebook in fase di stampa che non viene stampato. Questo tipo di ebook è identico al precedente, con la sola differenza che non è prevista nessuna stampa da parte dall’editore, che -talvolta- non esiste proprio. Si tratta di un libro (o più spesso di un documento testuale) che viene progettato per essere stampato dal lettore con la propria stampante. Il formato è frequentemente l’A4, per facilitare la stampa con normali stampanti per computer. Questo tipo di ebook è utilizzato per la manualistica, spesso open-source, o comunque per letteratura che non si pensa possa avere una pubblicazione effettiva e una distribuzione in libreria.
  • l’ebook cartaceo con impaginazione liquida. Questo tipo di ebook è un testo nato per la carta che viene interamente reimpaginato per avere una fruizione su device mobili a prescindere dalla dimensione fisica della device stessa. Il testo si adatta in reflow[3]alle dimensioni della device risultando leggibile su uno smartphone, su un eReader, su un Tablet o su un computer. I formati privilegiati per questo tipo di ebook sono l’ePub e il Mobipocket. Il testo è comunque concepito per una fruizione lineare, pagina dopo pagina, anche se talvolta sono inserite rudimentali possibilità di navigazione negli indici e nell’accesso alle note di fine capitolo[4]. La quasi totalità degli ebook in vendita oggi sui maggiori negozi/store generalisti per eReader, tablet e computer appartiene a questa categoria.
  • l’ebook nativo digitale. Di questo tipo di ebook non esiste una versione cartacea originale. Si tratta di ebook che nascono e vengono concepiti per essere letti direttamente in digitale, o ebook che -pur avendo un originale cartaceo- vengono ripensati in maniera sostanziale. In molti casi questo porta ad avere forti elementi di interazione e di navigazione, specie utilizzando gli strumenti ipertestuali. La lettura può non essere sequenziale, ma il testo può essere ad accesso casuale, con le stesse dinamiche di navigazione e di lettura di un sito web. I formati vanno dal PDF[5] agli ePub e i Mobipocket.
  • l’enhanced ebook. L’enhanced ebook o ebook arricchito è una categoria neonata di cui è difficile dare una definizione univoca. Si intende un ebook i cui elementi testuali vengono aumentati o arricchiti con elementi multimediali e/o interattivi. Può nascere da un contenuto originale, ma più spesso si tratta di una elaborazione di un testo preesistente su carta, ripensato in una dinamica che può ricordare tanto l’e-literature[6], tanto i cd-rom degli anni novanta con testi arricchiti da video, suoni e elementi ipertestuali. Talvolta lo stesso contenuto appare in una edizione cartacea tradizionale, in formato ebook cartaceo con impaginazione liquida e in formato enhanced[7]. Per sua natura il formato enhanced è più adatto a tablet e si presenta come vera e propria applicazione proprietaria. Non si tratta di un ebook inteso come documento, ma come programma software. La differenza tra enhanced ebook ed ebook nativo digitale è sottile ma sostanziale: un enhanced ebook deve avere elementi interattivi o multimediali; un ebook nativo digitale è un testo che nasce per il digitale, ma gli elementi di identità digitale possono anche riguardare aspetti distributivi, sociali, aggregativi o compositivi.

(e) i formati

I principali formati degli ebook, ad oggi, sono sostanzialmente tre, più uno.

  • PDF: formato diffuso, crea documenti a partire da applicazioni di DTP[8] (ma anche da normali wordprocessor). L’impaginazione è legata al concetto di pagina fisica, non esiste in genere un buon supporto per il reflow. Se un documento pensato per una certa dimensione fisica viene visto su un device più piccolo della dimensione fisica del “foglio” sarà necessario ‘zoomare’ le singole parti del documento e spostarsi tra diverse zone del foglio stesso. Il livello di accuratezza dell’impaginazione della pagina è pari a quella di una pagina stampata.
  • Mobipocket: formato in reflow, utilizzato in passato da diversi device eReader e smartphone, oggi principalmente da Amazon per il suo Kindle. È un formato proprietario la cui impaginazione è basata su una versione ‘sporca’ di HTML 3.2, abbastanza rudimentale, a cui fanno contorno una serie di file di database per la gestione dei capitoli, metadata, eccetera. È possibile costruire ebook-dizionari, con ricerca di parole anche da altri ebook aperti[9]. Non è un formato aperto: è impossibile creare ‘a mano’ un mobipocket senza passare per una applicazione di creazione del pacchetto.
  • ePub: formato in reflow, usato intensivamente dal 2010. È il formato scelto da Apple per il suo iPad ed è lo standard per i device basati su inchiostro elettronico[10]. Il file ePub è in realtà un file ZIP che contiene al suo interno alcuni file in XML per la gestione dei metadati, degli indici, successione delle pagine ed altro; e uno o più file che contengono l’impaginazione e la formattazione del libro. Questi ultimi sono impaginati in xhtml 1.1 e CSS2[11]. È un formato aperto di cui sono pubbliche le specifiche: chiunque può creare un ebook in ePub anche solo con un programma di text-editor e un programma per creare un file zip. La versione oggi utilizzata di ePub è la 2.1, ma è in preparazione la versione 3 basata su html5.
  • Applicazioni: non sono un formato, ma è qualcosa con cui si ha spesso a che fare quando si parla di ebook. Le applicazioni sono programmi software proprietari che non utilizzano alcun formato, ma fanno loro stesse da programma di lettura di uno specifico contenuto. Nate specialmente per iPad (ma anche per Android e -da poco- per Kindle) hanno come obiettivo il creare “ebook” con funzionalità che gli standard oggi ancora non gestiscono (ad esempio multimediali o di interazioni con contenuti in rete). Tra i pregi, il fatto di poter essere vendute e comprate negli store per applicazioni (utile in Italia dove -per iPad- non è ancora attivo uno store per ebook) e di poter sfruttare l’hardware per interazione e multimedialità. Tra i difetti, il fatto di essere legate a doppio filo con la piattaforma per cui sono state sviluppare, di agire di fatto al di fuori di uno standard e di costare di più in termini di ideazione e sviluppo del pacchetto.

(f) la catena del drm

Tutti i formati che abbiamo preso in esame possono gestire i DRM, ovvero chiavi software che impediscono la copia illegale del contenuto acquistato. La gestione di questi DRM dipende non solo dal formato scelto, ma anche dall’implementatore del DRM stesso: Apple ed Adobe, ad esempio, hanno creato un proprio DRM per ePub. Chi compra oggi un ePub con DRM Apple non può caricare il suo ePub nel lettore ePub della Adobe e viceversa[12].

A questo si aggiunga che l’utilizzo dei DRM è un costo per l’editore, che paga il servizio di DRM.

Esistono anche i cosiddetti “social DRM” che sono un po’ l’omeopatia dei DRM: si tratta di file, inseriti all’interno dell’ePub o visibili nelle pagine di lettura dell’ePub stesso, in cui sono stampigliati i dati di chi ha acquistato l’ebook. Questo dovrebbe scoraggiare la copia dei file che rimane comunque tecnicamente possibile.

Il giudizio generale degli addetti ai lavori è che i DRM danneggino principalmente i lettori che comperano ebook e che si trovano con un prodotto vincolato, mentre chi non compera ebook e li scarica in maniera pirata, comunque troverà canali per avere gli ebook senza acquistarli. Da questo punto di vista i social DRM sono quelli che impattano meno l’esperienza del lettore: possono comunque risultare comunque intrusivi ed avere dei side-effect quando non siano gestiti correttamente[13].

(g) I programmi di lettura

Esistono naturalmente diversi programmi per leggere ebook. Con questi deve fare i conti ogni impaginatore di ebook, perché è su questi programmi che si verifica l’effettiva applicazione delle specifiche del formato utilizzato. Se -ad esempio- nelle specifiche dell’ePub si fa menzione di una determinata funzione, ma questa non è supportata da nessun programma di lettura ePub, o ancora peggio questa è gestita in maniera diversa da diversi programmi di lettura, l’impaginatore deve riflettere su come e se utilizzarla nel creare il proprio ebook.

  • Tra i programmi più importanti c’è sicuramente Adobe Digital Edition[14], il lettore ePub di Adobe. Installato in maniera massiccia sulla maggior parte delle device ad inchiostro elettronico[15], deve la sua fortuna anche al fatto di essere necessario per la gestione dei DRM Adobe. Ne esiste una versione desktop (essenziale per attivare i DRM sulle device) e un applicazione per iPad, Bluefire, ne utilizza il motore, permettendo di usare ePub con DRM adobe anche sul tablet apple.
  • Ibooks. È il programma di lettura ePub utilizzato da Apple per il suo iOs. Basato su webkit[16] è l’unico programma che possa gestire i DRM usati per gli ebook venduti sullo store apple. Esiste per le diverse piattaforme mobili di apple (iPhone, iPod, iPad) ma non per la serie Macintosh. Non è possibile oggi leggere un ebook con DRM apple su un computer.
  • Amazon Kindle. Programma per leggere il formato mobipocket, molto spartano nella grafica, ha invece interessanti funzioni social che permettono di condividere con altri lettori Kindle le frasi sottolineate. Esiste per un buon numero di sistemi operativi: oltre al lettore Kindle è presente per desktop e per iOs. Le diverse versioni sincronizzano le fasi di lettura: leggendo un ebook con la versione per Macintosh e riprendendo poi la lettura poi su Kindle, il lettore si ritroverà nel punto in cui era quando aveva smesso di leggere su Macintosh. Non esiste per lettori eReader che utilizzino ADE, in quanto la policy di mobipocket impedisce l’utilizzo dei DRM mobipocket su una device che già utilizzi altri DRM.[17]

Note

  • [1]Un’eccezione potrebbe essere fatta per la creazione di video. Il digitale ha modificato la manipolazione di quei video amatoriali che vengono girati con cellulari o telecamere digitali e poi condivisi in rete. In questo caso il digitale non ha modificato il modo con cui si guarda un video, ma la modalità con cui si crea e con cui si può condividere.
  • [2]Programma di riconoscimento dei caratteri.
  • [3]Per reflow si intende una impaginazione il cui flusso di testo scorre adattandosi alla dimensione dello schermo che si sta utilizzando.
  • [4]In realtà questa interattività è in parte obbligata, non avendo (nel momento in cui scrivo) ePub e Mobipocket la possibilità di gestire le note a pié di pagina, ed essendo estremamente più lento l’atto dello sfogliare il libro con le device ad e-ink. La gestione a hyperlink delle note e dell’indici, quando presente, risponde all’esigenza di sopperire una mancanza dei formati elettronici rispetto all’originale cartaceo.
  • [5]Un esempio sono i testi scolastici della Garamond, o la versione per eReader de La Stampa.
  • [6]O letteratura elettronica.
  • [7]Un esempio è il libro ‘La pancia degli italiani’ di Beppe Severgnini di cui esiste l’edizione tradizionale, la versione ebook ePub e l’applicazione per iPad con connessione a elementi multimediali in rete.
  • [8]Desktop Pubishing
  • [9]Ovvero, leggendo un ebook posso chiedere il significato di una parola utilizzando un ebook-dizionario anche se in quel momento non è “aperto”.
  • [10]Ad eccezione di Kindle.
  • [11]O, meno utilizzato di xhtml, DTBook.
  • [12]Si possono immaginare i grossi benefici per il lettore che ha acquistato l’ePub.
  • [13]È capitato al sottoscritto di acquistare un ebook con social drm, il cui messaggio ‘social’ era fatto con una immagine troppo pesante per la device con cui lo avrei dovuto leggere e che causava il reset della device stessa.
  • [14]Da ora in poi ADE.
  • [15]Sempre eccetto Kindle.
  • [16]Lo stesso motore di rendering html di Safari.
  • [17]Ma questo non ha impedito di crearne una versione per iPad. Non chiedetemi perché.
Advertisements