scheda

Ho un sogno ricorrente in cui entro in una biblioteca. Questa biblioteca si trova negli ultimi due piani di un grosso palazzo e l’accesso alla biblioteca non è pubblico, in teoria non si potrebbe entrarci. Nei sogni io entro in questa biblioteca con dei permessi particolari, ma nessuno si accorge di me perché la biblioteca è enorme e sostanzialmente non ci sono libri. Per buona parte la biblioteca è fatta da schedari in legno massiccio, ci sono dei grossi mobili con cassettini di legno massiccio, simili a quelli in cui si tengono le spezie, e dentro questi cassettini ci sono dei piccoli foglietti, in parte scritti a macchina, in parte scritti a mano. L’ambiente è angusto, nel senso che è ampio ma questa ampiezza è solo immaginabile, visto che i mobili e le scale che portano al piano superiore lo frammentano in numerosissimi spazi claustrofobici. La gente che gira per la biblioteca è tutta di mezza età e alcune donne in gonna comandano e controllano che tutto vada per il meglio mentre salgono le scale.

Una volta sono salito al piano di sopra e c’erano migliaia di libri ingialliti, tutti schiacciati gli uni sugli altri, le copertine si frantumavano anche solo a toccarle. C’era, nel sogno, un odore di carta e di chiuso, è uno dei pochi sogni di cui mi sia rimasta anche l’impressione dell’odore.

Ieri notte sono stato in una zona in cui non ero mai andato prima, una piccola scala in discesa portava in un anfratto del piano degli schedari dove c’era un tavolo con sedute delle persone che tagliavano dei giornali (ingialliti anche loro) e incollavano le parti tagliate sulle schedine che poi andavano archiviate: erano le recensioni dei libri. In questo settore si occupavano di tagliarle e conservarle incollandole sulla scheda del libro recensito.
Nel sogno chiedevo a qualcuno se non potevano farlo con un computer e una ragazza mi rispondeva che quello che stavano archiviando era del tempo prima dei computer, quando ancora non esistevano. “Dobbiamo conservare anche questo periodo” mi diceva andandosene con le schede. Gli altri uomini seduti al tavolo alzavano la testa per un attimo e mi guardavano, per poi tornare a tagliare e incollare.

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