Cuore à la coqueCon l’uscita di Cuore à la coque di Mauro Mazzetti si traccia in maniera più chiara il percorso della collana delle polistorie che quasi un anno fa prendeva avvio per Quintadicopertina.
Alcune considerazioni.
Con “soli” quattro titoli le polistorie hanno indicato un modo contemporaneo di intendere la narrativa non lineare e hanno mostrato come la gamma espressiva che si può costruire con una narrazione ipertestuale, è assolutamente ampia e diversificata. In mano a scrittori e programmatori diversi, lo strumento dell’ipertesto narrativo ha dato vita a opere di narrazione originali, strutturalmente complesse e del tutto differenti le une dalle altre.
Dalla Locusta Temporis di Colombini, che ricrea via link una modalità di gioco/lettura propria delle interactive fiction; all’iperromanzo di Antonio Koch, dove la struttura a bivi genera romanzi a seconda della strada che si intraprende; al Chi ha ucciso David Crane del sottoscritto, inLocusta Temporis cui la modalità del “libro gioco” mette da parte la funzione ludica per fare romanzo; fino alla wikipedia letteraria di Mazzetti, dove il lettore naviga letteralmente tra i materiali del romanzo (o meglio, dei romanzi) in un ambiente in cui elementi testuali e paratestuali perdono la sicurezza del loro confine; in tutti questi primi quattro ebook interattivi si legge chiaramente il segnale che la ricreazione è finita.
Se fino ad oggi si poteva avere l’impressione che la narrativa interattiva, specie in Italia, fosse stata una curiosa sperimentazione fine a se stessa, queste quattro polistorie mostrano che no, anche solo sfruttando uno strumento semplice ma versatile come l’ipertesto, è possibile costruire narrazioni di ampio respiro che escono dall’ambito della pura accademia per presentarsi come opere autonome e che lavorano, in maniera sostanziale, sulla struttura del racconto e sulla sua letterarietà.
Verrà HP e avrà i tuoi occhiParadossalmente l’economicità del mezzo ipertesto è anche quella che ha permesso agli scrittori e ai programmatori di queste prime quattro storie di focalizzarsi sul lavoro di destrutturazione e costruzione narrativa, utilizzando il digitale per la messa in opera di questo banchetto letterario. La narrazione diventa digitale perché c’è una storia che necessita di essere raccontata con questo strumento, e non il contrario.
Rispetto ad una interattività che lavora sul multimediale ma che resta ancorata ad una narrazione sostanzialmente lineare, il lavoro delle polistorie è quello di mettere al centro dell’attenzione del lettore la parola narrata. C’è qualcosa che deve essere raccontato e che non può o non vuole essere detto con una tradizionale affabulazione oracolare. Se per il lettore leggere diventa una attività interattiva, che richiede Chi ha ucciso David Crane?un disimbranamento continuo (come lo ha genialmente definito una lettrice), per lo scrittore significa uscire da una funzione oracolare per rimettersi in gioco in una diversa dimensione creativa. Lo scrittore muta la sua funzione: da colui che riporta una fabula, a colui che costruisce meccanismi creativi che avviano differenti fabule che viaggiano su binari paralleli e comunicanti fra di loro. L’intreccio che lo scrittore genera per affabulare il lettore, diventa un motore digitale, le cui chiavi vengono date in mano al lettore che può decidere di accenderne alcune parti e altre no.
Per lo scrittore oracolare il brivido di generare un ambiente narrativo che il lettore attraverserà senza necessariamente leggere ogni parola e ogni storia che lo scrittore ci ha messo dentro. Per lo scrittore digitale, un gran posto in cui costruire storie.
E sono solo ebook.

Advertisements