Sallustio su IliadQuella che si vede nello screenshot è una pagina di un libro che sto lentamente leggendo, lentamente perché tradurre latino sono lento e perché non c’è un dizionario decente di latino in mobipocket e se anche ci fosse, non c’è integrazione con il lettore pdf. La cosa è scomoda.
Il discorso è tornato a galla discutendo su cittadellabbs di ebook reader, di tablet e di libri. La critica che mi veniva fatta era che i tablet ammazzeranno sul nascere gli ereader perché la ggente (con due gg) che esce dal cinema dopo aver visto il cinepanettone di turno se gli chiedi se è meglio un ereader o un tablet ti dice il tablet perché “ha i colori”, o “perché ci fai più cose”.
Gli eReader, questo era il succo, sono un prodotto di nicchia, come le betamax o i vinili, Anche Quando Fosse Che (da ora in poi, nel testo, AQFC) avessero una tecnologia migliore.
Il discorso si mescolava al commento fatto dal creatore di Sigil, ieri, e dai ragionamenti che sopra ci ha fatto Letizia Sechi. Il creatore di Sigil, tra le altre cose, paventava il mio stesso timore, ovvero che l’ePub3 possa diventare uno standard iPad-oriented, con ebook aumentati ad hoc per tablet, con buona pace degli ebook reader ad e-ink. Pace eterna s’intende.
Non ho ancora studiato le specifiche di epub3, lo farò con calma, e non sono un esperto di javascript, quindi non so quanto questa introduzione in ePub3 possa essere un bene o un male assoluto.
E le cose che dice Letiza Sechi (e che diceva anche Matteo Balocco in separata sede) sono sacrosante: editoria digitale non è solo ebook, e l’editore digitale deve sapere scegliere il contenitore adatto ai suoi contenuti. Che non è detto che sia un ebook, ma può anche essere una applicazione, o un server remoto con cui interagire, o un link.
Arrivo al punto: guardando il mio screenshot vedo riassunte le mie paure e le mie speranze per una editoria digitale intelligente. Quello che desidererei da un formato che nasce per gestire contenuti testuali digitali, è di avere degli strumenti specifici, facili da implementare, standard e comuni, per aumentare al massimo la mia esperienza di accesso e manipolazione di un testo.
Non so se la libertà assoluta di Javascript possa andare in questo senso rispetto, faccio per dire, una codifica certa per avere del testo aumentato piuttosto che uno standard per gestire quello che il lettore aggiunge di suo al testo, o per rendere più liquide le interazioni tra libri diversi (come un testo e un dizionario).
Delegare queste funzioni (come quelle di ricerca, di analisi e di interrogazione del testo: gli esempi potrebbero essere molti) al produttore hardware della device o alla maggiore o minore fantasia dell’implementatore software, ci darà delle esperienze di lettura più o meno buone, ma sicuramente chiuse, legate ad un produttore e alla sua “vita” tecnologica.
C’è un esempio di buona editoria digitale aumentata che fa spesso Roncaglia quando racconta di un libro digitale, fatto qualche tempo fa, in cui nel corso della lettura sbucava fuori sullo schermo lo scrittore del libro e commentava i passi del libro stesso. C’è una cosa che mi ha sempre colpito di questo esempio: che questo libro me lo possono solo raccontare. Che non posso metterlo sul mio iPhone o sul mio Kindle.
Oggi posso leggere un libro di carta scritto diversi secoli fa, ma ho già oggi difficoltà a leggere un “libro nativo digitale” di pochi decenni fa.
E quindi oggi, nel leggere il mio sallustio digitale, sono costretto a fare segnetti e lineette, come li farei su carta, con la consapevolezza che quei segnetti hanno maggiori possibilità di durarmi nel tempo di sistemi più sofisticati e maturi di tagging e annotazione.

Advertisements