grande enciclopedia della fantascienza

Quando avevo dieci anni abitavo in un paese dell’entroterra genovese e andavo spesso in merceria, non c’era molto in questo paese, un campo da calcio, una chiesa, erba, colline ispide, un circolo acli, una salumeria, una merceria. Il mio interesse per la merceria era dato dal fatto che, spostando un espositore di calze, si accedeva a uno scomparto segreto della merceria dove c’erano le riviste e i quotidiani, e quei tre scomparti di riviste e quotidiani era la cosa che assomigliasse di più a un avamposto informativo e culturale in tutta la vallata.
Un giorno, era il 1980 e io avevo dieci anni, trovai il primo filo di quello che per diversi anni divenne in mio xanadu personale, ovvero il primo fascicolo della Grande Enciclopedia della Fantascienza dell’editoriale Del Drago. Non so per quale grande casualità degli astri quel fascicolo avesse attraversato tutta l’italia per arrampicarsi fino a quel paesino ed acciambellarsi nei tre ripiani della merceria, ma quel giorno sfogliai quel primo fascicoletto e chiesi a mio padre se poteva comprarmelo e lui, dopo un ulteriore sfoglio sommario del numero disse di sì e da quel giorno continuai a chiedere che mi comprasse anche i seguenti e la cosa andò avanti di settimana in settimana per i successivi due anni, fino al completamento di tutti gli undici volumi.
L’enciclopedia era un guazzabuglio incredibile: in teoria divisa per tematiche come quella einaudi, era ricchissima di immagini, foto, copertine di riviste storiche di sci-fi anni sessanta, e infarcita di articoli di scienza improbabile, schede dettagliate di futuri utopici, diagrammi di flusso per crearsi da soli il proprio romanzo sulla fine del mondo, sofisticati saggi sulla quarta dimensione e racconti di fantascienza tra i migliori. L’iconografia base era basata su grossi razzi spaziali e tette, non ho mai visto così tante tette come nella Grande Enciclopedia della Fantascienza dell’editoriale Del Drago: grazie.
Con la pigrizia che mi è propria, dal 1982 in poi ho iniziato a rilegare i volumi che ormai avevo completato, poi ho traslocato diverse volte, ogni volta perdendo dei pezzi: collezioni di riviste di informatica anni ottanta, fumetti, cassette, ma la Grande Enciclopedia della Fantascienza dell’editoriale Del Drago mi ha sempre seguito di casa in casa e mi rendo conto oggi che probabilmente è la cosa più vecchia che ho in casa mia, dove per vecchia intendo non vecchia in generale, ma vecchia per me. Delle cose che possedevo a dieci anni non credo di avere nient’altro con me se non quell’enciclopedia.
Durante la pausa natalizia l’ho ripresa in mano e mi sono reso conto che non ho mai finito di rilegarla, avevo rilegato i primi sei volumi e poi me ne ero dimenticato e gli ultimi cinque sono rimasti ancora con i fascicoli singoli dentro e la sovracoperta e tutto per essere rilegata. Così ho preso il settimo volume, ho cercato con le pagine gialle dove fosse la rilegatoria più vicina e sono andato con il mio settimo volume sotto al braccio come un fabrizio decenne, sorridendo un po’ orgoglioso e ho lasciato al rilegatore un stupito il settimo volume della Grande Enciclopedia della Fantascienza da rilegare. Mi ha detto che ci vorrà una quindicina di giorni, anche il rilegatore sembrava uscito dagli anni ottanta, era in una specie appartamento in una zona popolare.

Leggevo ieri un articolo segnalato in rete da Granieri, in cui si contrappone la quantità di informazioni che possiamo avere oggi da libri, ebook e web, con la profondità e la risonanza che si può ottenere da un solo libro, andando ad esplorarlo, a rileggerlo, a commentarlo e rivederlo. Tutti termini che vanno scomparendo con la lettura frenetica del digitale. Si leggono centinaia di libri, di post, di commenti, ma questi libri ci passano sotto gli occhi come dei panorami visti da un treno. Stiamo diventando incapaci di fare fruttare le parole dentro di noi, di lasciarle marcire per vedere nascere cose nuove, autonome. Teniamo delle impressioni di lettura, da scrivere in fretta su anobii o goodreads prima di dimenticarcele, tanto sono evanescenti.
Ripensavo a questo articolo ieri, andando dal rilegatore, con il volume dell’enciclopedia sotto al braccio. Ecco, per me quella enciclopedia era oltre il libro: era un luogo dell’immaginario che era stato apparecchiato per anni e che ancora oggi dopo tre decenni continuavo a leggere. Era un qualcosa di terribilmente fisico, ma nello stesso tempo trascendeva il suo esserci come testo per diventare altro: usciva dalla dimensione del libro per entrare nella mia storia personale e diventare un mio sviluppo. Ovvero, il mio immaginario fantastico.

Tornando indietro verso casa mi chiedevo quanti ebook oggi, quanti luoghi digitali, avessero ancora la stessa forza e la stessa volontà di costruire un immaginario in cui perdersi? Esistono ancora delle ‘cose’ digitali che possano sfondare il tempo per decenni come quella scoordinata e ‘unica’ enciclopedia del fantastico?
Forse è passato troppo tempo, forse sono troppo adulto. O forse oggi c’è molto meno coraggio.

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