Iniziamo con ben quattro link: il primo è un articolo di Letizia Sechi, product manager di 40k; il secondo è di Giorgio Jannis, gangherologo; il terzo è di Gino Roncaglia e l’ultimo è di Stefano Bartezzaghi.
In tutti si parla di lettura digitale, di libri interattivi o di nuovi modi di relazionarsi con scritture che nascono con il digitale.

Pochi commenti al margine di una discussione che tocca moltissimi temi: dall’aspetto contenutistico a quello più schiettamente formale.

Il primo è che, come dice Letizia Sechi, esistono lettori che leggono libri di carta e che dal digitale non si aspettano nulla se non la ‘copia’ dell’esperienza di quello che già fanno con i libri di carta, e lettori che sono nati e cresciuti nel digitale e che dagli ebook si aspettano un’esperienza di lettura che comprenda *anche* il loro percorso digitale.
Penso che questo secondo gruppo di lettori sarà quello che vivrà in prima persona una trasformazione radicale dell’esperienza di lettura, anche se molto meno traumatica di quello che viene annunciato dai media, perché in pratica la lettura digitale non è una novità.

Il secondo commento segue il primo: Roncaglia è dubbioso sullo sviluppo narrativo-interattivo basato su ipertesto, quello che abbiamo intrapreso con quintadicopertina e le sue polistorie. Una delle critiche, cito è che “la forma ipertestuale complica enormemente la costruzione dei personaggi”, in quanto va sviluppato il loro carattere nei diversi sviluppi del romanzo. Quello che a me pare, invece, è che l’elaborazione di un personaggio sia innanzitutto una “messa in vita” di un elemento autonomo, che interagisce e si forma con quello che ha attorno. Una scrittura seriale, ambientale, prende un personaggio, lo inserisce in un ambiente e poi ricostruisce quello che il personaggio fa. Il personaggio, anche in uno sviluppo narrativo lineare è comunque un elemento variabile per lo stesso scrittore. Le diverse stesure dello stesso romanzo possono mostrare come i personaggi vivano diverse vite anche all’interno della stessa elaborazione testuale. Mi viene in mente la “Lettera all’editore” di Gianna Manzini e il suo rapporto con i personaggi che avevano un’esistenza propria, tormentosa nei confronti del lavoro imbastito dallo scrittore.

Questa “complicazione” è invece una ricchezza narrativa se si pone al centro della propria narrazione la materia viva del personaggio e la si lascia muovere nelle sue diverse possibilità. Per rispondere direttamente a Roncaglia: è più difficile scrivere un romanzo ipertestuale rispetto ad un romanzo tradizionale? Sì, ma solo se si vuole scrivere un romanzo tradizionale forzandolo ad essere ipertestuale. Nel momento in cui un romanzo nasce per essere digitale e ipertestuale la sua costruzione avrà difficoltà diverse (ma non maggiori o minori) rispetto a quelle che sottendono la nascita di un romanzo tradizionale.

Altro commento riguarda la complicanza della “scrittura aumentata” descritta da Jannis e citata anche da Roncaglia e Bartezzaghi. La possibilità di avere una lettura aumentata con altri media (i cosiddetti libri multimediali) sarà un bene per l’immaginazione del lettore o una perdita?
Penso che anche i libri tradizionali hanno da tempo la possibilità di avere al loro interno altri ‘media’. Le immagini. Ora, se chiedessi quanti romanzi tradizionali con immagini si sono pubblicati nell’ultimo anno, o quanti romanzi tradizionali sono significativamente ‘aumentati’ dalle immagini, credo che le risposte sarebbero abbastanza significative. Ma cambierebbero drasticamente se mi mettessi a parlare di fumetti.
Qualunque cosa sia la narrazione multimediale, sarà prima di tutto multimediale, e la parola scritta sarà accessorio a pari merito degli altri media contenuti nell’opera.
Il tutto, come dice Jannis, dovrà essere strutturalmente economico per chi legge, così come è economica la pagina scritta di un libro: entrare dentro alla narrazione ha bisogno di una grande economia di architettura visibile.

Ultimo commento: scrittura digitale non è soltanto ipertesto, e neppure soltanto multimediale. Venerdì scorso abbiamo lanciato un nuovo modo di proporre scrittura digitale creando un canale tra lettore e scrittore. Pensare al lavoro dello scrittore come creatore di scritture e non solo di prodotti commerciali.
L’idea di abbonarsi a uno scrittore, che si impegna a mandare quattro ebook contenenti bozze, racconti, romanzi, sillogi, inediti, scarti, permette una scrittura che editorialmente non esisterebbe. Diventa opera digitale, non costretta in un contenitore e contemporaneamente liberata dalla scrittura performativa del blog o del post occasionale.

Si utilizzano canali normali per chi già legge digitale ed è inserito in un network sociale, ma è una scrittura impensabile per una editoria tradizionale, legata al ‘prodotto libro’ e ad un passaggio autore-lettore senza nessuna possibile “interattività” tra i due elementi

Forse il mondo della lettura digitale ha bisogno di strumenti molto più semplici di quello che si potrebbe pensare.

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