Esiste un sito su internet in cui si parla di iperromanzi, ovvero romanzi aumentati o moltiplicati, seguendo una suggestione delle “lezioni americane” di Italo Calvino che immaginava un iper-testo capace di contenere al suo interno le ‘esplosioni’ della fabula e delle strumentazioni retorico-inventive, atte a renderla narrazione.
Il sito si chiama ‘parolata‘ ed ha aggiunto da qualche giorno una scheda molto dettagliata della mia polistoria “Chi ha ucciso David Crane?”. Il pezzo, firmato da Carlo Cinato, non si addentra nelle tematiche della mia polistoria, ma ne analizza specificatamente gli elementi di interazione e di ipertestualità.

Chi ha ucciso David Crane?

Ci sono alcuni aspetti a cui, come autore, mi piace rispondere.
Il primo è che l’analisi di Cinato, benché sia molto dettagliata, mostra che non tutto quello che poteva essere scoperchiato nella polistoria è stato scoperchiato. Questo lo ritengo un grosso pregio della polistoria: anche davanti ad un lettore smaliziato come Cinato, la struttura ad atomi di “Chi ha ucciso David Crane?”, permette al lettore di farsi una propria strada personale lasciando ad altri percorsi alternativi o ulteriori possibilità di narrazione. I finali di cui si parla nell’articolo di Parolata sono in effetti più di due, e i metodi per “attivare” o meno un ramo narrativo piuttosto che un altro, sono più sofisticati che “passare” in un solo atomo, ovvero gli atomi significativi per modifiche sostanziali della fabula sono diversi e mostrano il loro effetto molto dopo la loro attivazione.
Cinato descrive molto bene il funzionamento di questi atomi significativi: “L’autore ha costruito una storia che ha un punto di snodo che ne varia il finale: il finale è diverso se il lettore, durante la narrazione, passa da una certa pagina oppure se non ci passa. Se il romanzo ipertestuale fosse stato sviluppato su un sito web, in linguaggio php o asp, sarebbe stato semplice gestire il passaggio utilizzando una variabile di ingresso, viceversa la povertà dell’epub, analoga a quella dell’html, ha costretto l’autore a sdoppiare un gran numero di pagine con l’unico scopo di mantenere su una sequenza di pagine l’informazione “pagina di snodo attraversata” e sull’altra sequenza l’informazione “pagina di snodo non attraversata”.”
Il secondo punto è proprio quello relativo al formato: l’ePub è un formato interattivamente ‘povero’ e per costruire iper-narrazioni è necessario lavorare a monte del processo di produzione. C’è però un vantaggio rispetto all’analisi di Cinato: è vero che lo scrittore è costretto a ripetere pagine identiche per permettere svolgimenti paralleli ma è anche vero che questa ripetizione può diventare creativa, dando la possibilità allo scrittore di effettuare una scrittura seriale, ovvero narrare gli stessi avvenimenti, ma in maniera diversa. Ho utilizzato questa tecnica in “Chi ha ucciso David Crane?” in due momenti in particolare. Il primo momento è durante il faccia a faccia di Buonaventura con Gaitano: una stessa particolare azione può accadere in due momenti diversi della stessa scena. È il lettore che decide. A seconda di quando questa azione viene ‘attivata’, si accede a due narrazioni in cui succedono le stesse identiche cose, ma narrate in due maniere diverse. Un esercizio di stile, ma anche un modo per accedere a diverse profondità della storia narrata. Non esiste una sola verità, e non esiste un solo modo con cui uno scrittore può raccontarla, anche quando questa è univoca. Il secondo momento è nel labirinto, ma ne parlerò subito dopo. Un ulteriore vantaggio di questo metodo di moltiplicazione di pagine è che non sono di carta. I limiti di un normale testo cartaceo sono molto differenti da quelli di un ebook: “Chi ha ucciso David Crane?” viaggia oltre le mille pagine, ma l’altra polistoria di Enrico Colombini supera abbondantemente le cinquemila. Questo permette di costruire la “variabilizzazione” delle polistorie a monte del processo produttivo del libro, e di avere poi una copia ‘lineare’ senza l’utilizzo di variabili ‘reali’.
Altro punto di interesse del pezzo di Cinato è appunto l’accenno al labirinto. Il labirinto in “Chi ha ucciso David Crane” è un omaggio alle avventure testuali. Buonaventura tira fuori una bussola e da quel momento in poi la polistoria usa la tipica struttura ad atomi delle avventure testuali o dei mud. La narrazione diventa ricorsiva e “geografica”: mi sposto per locazioni, usando i punti cardinali e la bussola, e tornando negli stessi posti ritrovo le stesse descrizioni che ho già letto. Ma anche in questo labirinto è innestato il concetto proprio delle polistorie: innanzitutto perché il lettore può decidere di non entrare nella logica del labirinto. Tutta questa ampia e complessa parte della polistoria è del tutto opzionale, è sempre il lettore ad avere in mano la possibilità di entrarci dentro o meno. Inoltre il labirinto ‘cambia’: interagendo con alcuni elementi si entra (senza che il lettore se ne accorga) in un labirinto perfettamente identico, ma in cui sono cambiate alcune cose, a causa proprio delle interazioni fatte dal lettore. I labirinti in realtà sono almeno tre, ovvero il labirinto ha tre profondità differenti e solo arrivando a quella estrema si riesce ad uscire e continuare la narrazione. Uno dei finali di “Chi ha ucciso David Crane?” è infatti quello che vede il lettore vagare per sempre in un labirinto in cui non si trova l’uscita.

L'utima avventura del Signor Buonaventura

Aggiungo una nota al margine della bella analisi di Parolata: la polistoria può anche essere un luogo virtuale che non solo esonda dall’oggetto libro, ma anche dall’oggetto ebook. “Chi ha ucciso David Crane?” vede alcuni momenti chiave della sua storia fuori dalla polistoria. I “contenuti speciali” allegati all’ebook sono infatti parte della storia di Buonaventura, con interviste ai personaggi, e scene “sbagliate” scritte in realtà appositamente per essere inserite in un testo ulteriore rispetto a quello principale. Ed è appena uscito “L’ultima avventura del signor Buonaventura” per l’editrice Zona, un libro tradizionale di carta che altro non è che un “hyperlink” esterno di “Chi ha ucciso David Crane?”, in cui continuano (e terminano) le storie cominciate in “Chi ha ucciso David Crane?”. Il progetto di iperromanzo diventa virtuale e ingloba al suo interno diversi ebook, libri, media differenti per costruire una narrazione che è davvero geografica e non più lineare.

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