L’ “ebook arricchito” serve al lettore? Giuseppe Granieri porta avanti l’idea che un prodotto funzioni quando risolve un problema o porta benefici rispetto a qualcosa di pre-esistente.
In questo senso per Granieri, l’ebook risolve alcuni problemi dell’editoria tradizionale, l’ebook “arricchito” no.
Tanto semplice da parer ovvio, l’assunto potrebbe non essere così pacifico.

Il grosso dei lettori non sente l’esigenza di libri arricchiti, dice Granieri. D’accordo: ma siamo sicuri che non sia lo stesso concetto di “libro arricchito” ad essere una etichetta senza senso?
Non potrebbe essere che il ‘libro digitale’ -in realtà- non esista?
La stessa definizione di ‘e-book’ pare una soluzione di (s)comodo per definire qualcosa che non si sa bene come chiamare.
Un libro ha pagine fisiche, una sequenza naturale di lettura, una dimensione, una staticità di contenuti. Un ‘libro’ elettronico, no.
Quindi non è un libro. Propone contenuti, materiali, narrazioni. Come alcuni giornali, o come il web. Ma nessuno si è mai sognato di definire questi ultimi a partire dal concetto di ‘libro’.

Se il libro elettronico fosse solo la copia statica (e diciamocelo, un po’ povera) del libro tradizionale, allora effettivamente sarebbe bene continuare a fare finti libri di carta per un pubblico di lettori di libri di carta. Magari con applicazioni che simulino anche il giramento della pagina di carta per farla sembrare più vera.
Ma se accettiamo il fatto che sono più di vent’anni che si legge digitale, allora lo stesso concetto di ‘libro elettronico’ perde di significato. Non si leggono ‘libri elettronici’, si legge digitale. Come in rete. Si consulta qualcosa che non è un ‘libro’, che non ha nessuna caratteristica del libro, ma è un ambiente di ‘lettura’ digitale.
Un ambiente che non è statico, e che oggi ‘sopporta’ strumenti primitivi come l’ePub in attesa di permettere ai suoi lettori di accedere in maniera compiutamente sofisticata a software generatori e manipolatori di testi e di informazioni costruite e organizzate per letture omogenee e coerenti. Affiancando altre vie di narrazione e comunicazione, senza simularne le caratteristiche.
Questo non significa mettere qualche animazione nel mezzo di una pagina di un libro statico (vedrete anche questo, ne siamo sicuri), ma permettere la nascita di letture che si vadano ad accostare alle pre-esistenti. Non solo per motivi strutturali, quanto per ripensare accessi a testi lineari o per la creazione di materiali di scrittura del tutto tradizionali, che non esisterebbero però su carta perché -semplicemente- non potrebbero nascere in maniera così semplice. Dando libertà agli scrittori, allacciando rapporti diretti tra autore e lettori.
Perché la lettura e la scrittura digitale sono anche performative e sociali, più di quanto possano esserle quella tradizionali.

(f.v.&m.c.a.)

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