(da una discussione nata su icgat)

“Ma, soprattutto, esiste una nuova letteratura?

Non credo che si tratti di una letteratura nuova, ma di un punto di accesso di diverse esperienze di letteratura interattiva che grazie al digitale trovano un luogo comune di esperienza. Si tratta di un lavoro che viaggia su tre binari differenti e paralleli.
Il primo binario è quello di prendere una serie di esperienze compiute che usavano la narrativa per fare dell’altro (spesso per giocare), e utilizzarle per fare narrazione contemporanea. Uscire dal vincolo del “è solo un gioco”, ma immaginarsi come narratori di un ambiente, più che di una storia. È un binario prettamente costruttivo, a livello creativo, che affonda le sue radici tanto nei libri-gioco, quanto nella scrittura seriale e nella narrativa di iper-romanzi “colti” (comporre diversi svolgimenti narrativi di una stessa scena ha più legami con la scrittura seriale “alta” di quello che si potrebbe pensare). Faccio un esempio: la polistoria di Koch ha una struttura che apparentemente è una tradizionalissima storia a bivi. Fai questo o fai quest’altro? Il lavoro di Koch però non è una storia a bivi perché rompe gli schemi della storia a bivi classica, non nella struttura ad albero, ma nella concezione della narrazione. Ogni volta che il lettore fa una scelta, non fa una scelta all’interno di un mondo coerente, ma dà vita ad un nuovo romanzo, incoerente con tutti gli altri romanzi che si creano ogni volta che si fa una scelta. E dopo un po’ il romanzo implode e si ferma, senza arrivare ad un finale. L’esperienza di romanzo è quindi data dalla somma delle diverse letture di diverse storie generate dagli stessi elementi, ma impossibili da connettere le une alle altre. Alla fine, più che Lupo Solitario, l’esperienza ha a che fare con “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino.
Il secondo binario è invece software. Anche con l’attuale tecnologia ebook, non particolarmente versatile dal punto di vista di coding, è possibile creare delle strutture decisamente sofisticate che riproducono l’esperienza dinamica di una interactive fiction. Nel momento che non ho da gestire un volume fisico cartaceo, la mia narrazione di 300 pagine, può espandersi a 3000 per includere al suo interno narrazioni parallele sostanzialmente identiche, che però danno vita a differenti interazioni con chi legge. Quello che nelle at si chiama ‘enigma’ viene ricostruito in maniera invisibile a chi legge, costruendo scelte che generano storie identiche, ma che negli snodi chiave hanno sviluppi differenti. Posso fare girare il lettore nelle stesse stanze, farlo interagire con gli oggetti, fargli prendere o lasciare oggetti e fare in modo che questa narrazione interattiva produca o meno svolgimento nella storia. E questo senza utilizzare il parser, ma solo con una gestione intelligente degli ipertesti.
Terzo binario: gli eReader. L’inchiostro elettronico, o qualsiasi altra cosa dia una esperienza di lettura simile alla carta, permettono di agire su atomi di testo di qualunque grandezza. Se in una if classica nessuno si sognerebbe di leggere venti schermate di descrizione, e se in un librogame un blocco testuale che supera la pagina ammazzerebbe il ‘gioco’, una polistoria si libera di entrambi i vincoli. I nuclei di testo possono essere di una riga come di trenta pagine, perché la struttura ludica è innestata all’interno di una narrazione. Il racconto non è più solo un meccanismo di gioco, ma le due parti si connettono in modalità più sofisticate che possono accedere a parti di testo di nature diverse. Nel mio “Chi ha ucciso David Crane?” i testi che descrivono il labirinto della Boston University non superano la pagina e sono ricorsivi (tornando nello stesso posto leggo (quasi sempre) lo stesso testo), ma l’attivazione di un flashback può portarmi in un blocco testuale di diverse decine di pagine che non ritroverò mai più nel libro e che posso anche evitare. Le possibilità di intreccio sono aumentate rispetto a quello di un romanzo tradizionale.

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