a) I personaggi sono già presenti all’interno della storia. Hanno una loro vita che viene gestita dal programma, un po’ come se fossero dei “personaggi non giocanti”. b) Quando un lettore si connette entra in contatto con uno di questi personaggi e interagisce con lui. c) Il rapporto tra lettore e personaggio è conflittuale e soprattutto non c’è nessuna possibilità di non fare “interpretazione” perché colui che agisce nel mondo virtuale è il personaggio, non il lettore. Il lettore non può fare tutto quello che vuole, ma può fare solo le cose che il suo personaggio decide di fare. d) L’interazione con il lettore avviene solo tramite ipertesto. Niente parser, niente icone. Tutto viene gestito dal motore del mud che ad ogni situazione crea prose narrative interattive coerenti con l’azione in corso. Il lettore semplicemente legge e preme elementi di prosa che ha sul proprio lettore. A seconda di quello che preme, il personaggio fa o non fa qualcosa. C’è insomma una barriera tra il lettore e gli altri lettori e questa barriera è il personaggio, che non viene interpretato, ma è, a prescindere dal lettore . e) Rispetto ad un mud tradizionale le possibilità di libertà  sono minori. f) Un particolare piacere di questo tipo di mud nascerebbe dalla lettura: se esiste una grande storia che unisce tutti i personaggi, entrare nei diversi personaggi significa anche scoprire la loro parte di storia. g) Viene abolito l’avatar.
Provo a fare un esempio, inventandomi quella che potrebbe essere una applicazione di questa idea. Metterò tra * le parole che potrebbero essere premibili dal lettore e tra # la scelta effettivamente fatta. Si immagina che il lettore stia usando il personaggio Jacob e che Elena sia un altro lettore.
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*Jacob* entrò nella stanza. Osservò il #tavolo# su cui erano posate delle *mele*. Il resto della *stanza* era vuoto e dalla *finestra* filtrava una luce fredda. *Elena* stava guardando fuori dalla *finestra* masticando una *mela*.

*Jacob* si avvicinò al *tavolo* su cui erano posate delle #mele#. Era un vecchio *tavolo* di legno chiaro. La luce che arrivava dalla *finestra* ne illuminava una parte. *Elena* stava continuando a fissare la *finestra* masticando la *mela*.

#Jacob# guardò le *mele* e le contò: erano sei *mele* rosse, mature. Avrebbe potuto *prenderne* una, se avesse voluto. Non aveva molta fame però. *Elena* aveva salutato Jacob, continuando a mangiare la sua *mela*.

*Jacob* aveva con se una *lettera* e una #pera#.
Era una *pera* molto matura. *Jacob* avrebbe potuto *mangiarla*, se avesse voluto. Ma non aveva molta fame. Oppure poteva anche *disfarsene*, #lasciarla#: in fondo pesava nelle tasche.

*Jacob* prese la *pera* in mano e la *posò* sul *tavolo*. *Elena* nel frattempo era uscita dalla #stanza#.

*Jacob* si guardò attorno. Guardò nuovamente il *tavolo* su cui era posata della *frutta*. Non c’era altro nella *stanza*, dalla *finestra* entrava una luce fredda. *Elena* aveva lasciato la stanza da poco, sentiva ancora nell’aria il suo *odore*.

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Come si può intuire dall’esempio non si tratta di una prosa “passiva”, ma viene generata a seconda del “fare” dei diversi lettori.

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