Facciamo finta che io sia un piccolo editore, che apra la mia casa editrice digitale e che voglia lanciare un romanzo di fantascienza. Ho scoperto un autore che trovo dannatamente bravo e voglio pubblicare il suo romanzo in formato ebook.

Faccio un contratto all’autore, impagino il suo testo, lavoro con lui all’editing e alla fine finalmente faccio uscire l’ebook nello store on-line della mia casa editrice. A un prezzo onesto, facciamo tre euro.

A questo punto mi guardo intorno e mi rendo conto che mentre io facevo il mio bravo lavoro di editore, centinaia e centinaia di romanzi di fantascienza venivano scaricati con il p2p. Lettori scannerizzavano i loro Urania, i loro Galassia e li mettevano in rete, creando una enorme biblioteca illegale di testi piratati. A costo zero.

E io editore mi chiedo: ma come potrebbe un lettore scoprire il mio autore se la rete gli offre la possibilità di scaricarsi gratuitamente i migliori scrittori di fantascienza delle migliori case editrici nazionali? E mi rendo conto che il p2p non mi danneggia perché viene piratato il mio libro, ma perché vengono piratati tutti gli altri.

A questo punto nascono due o tre considerazioni in ordine sparso.

Il grosso vantaggio dell’editoria digitale, ovvero quella di eliminare le barriere tra editore, scrittore e lettori, viene azzerato dalla cultura del p2p. Se chi compera un lettore digitale lo fa pensando che, una volta fatta la grande spesa del «ferro», potrà leggere gratis per sempre, scaricando libri a gratis, allora ci sono scarse possibilità di sviluppo per un mercato editoriale digitale, specie per la media e piccola editoria.

Una non visibile conseguenza del p2p, a livello creativo, è che l’autore di fantascienza che ha fatto un contratto con me, non ne fa un secondo. Perché un secondo romanzo, in queste condizioni, non lo scrive.

Ogni libro scaricato con il p2p, in soldoni, è un elemento dissuasivo a produrre nuova narrativa.

Molti discorsi sul marketing, sulla distribuzione, sui drm, sono a valle del problema del p2p: se il lettore non percepisce il suo acquisto come un investimento culturale e se continua a sussistere la gratuità ‘forzata’ e illegale del prodotto intellettuale digitale, la varietà di questo prodotto intellettuale è destinata ad impoverirsi e la qualità ad abbassarsi.

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