Il futuro del libro è il libro. Il quotidiano della scrittura e della lettura è già invece digitale.
Il buzz sul “libro del futuro” è destinato a restare buzz per un bel po’ di tempo perché le aspettative al riguardo sono abbastanza scoordinate. Noi con quintadicopertina “il libro del futuro” lo facciamo già. Stiamo creando dei libri che non potrebbero essere stampati su carta e che vengono navigati come si naviga un sito web.
Il problema è che quando si parla di ‘libro del futuro’ si pensa a qualcosa di molto scenografico e un po’ sci-fi, ma pochi poi si interrogano seriamente sui meccanismi di lettura e apprendimento di chi poi il libro lo dovrà effettivamente leggere per giorni e mesi. Il libro del futuro che si vede su youtube sarà letto molto poco, mentre la lettura digitale -che già esiste- continuerà la sua strada in maniera sempre più concreta ed omogenea.
Non sono –ad esempio– contro gli ebook multimediali, ma credo che sia complesso creare un vero ebook multimediale e non una accozzaglia di testo con inserti video o sonori, un po’ come i terribili cd-rom interattivi degli anni novanta. Alla fine la mia impressione è che molti “ebook interattivi” che vedo in giro siano l’equivalente digitale di quei libri per bambini che li aprivi e si alzavano i pezzi di cartone per creare in 3d le casette e gli omini. Molto belli, d’accordo, ma la loro funzione all’interno dell’editoria tradizionale è abbastanza marginale. Credo che con gli ebook si possa fare qualcosa di più significativo.
Più che l’animazione della battaglia di Waterloo mentre si studia Napoleone, un ebook potrebbe permettere la navigazione tra atomi di informazioni che al momento richiede dei salti mortali. Faccio un esempio.
Prendiamo un qualunque manuale di storia medievale. Oggi chi studia i regni romano barbarici ad un certo punto si deve interrompere perché il capitolo dopo deve parlare dei mutamenti della chiesa, poi si riprende il discorso ma si deve frammentare per parlare dei Franchi, si citano alcuni personaggi a cui non si può dare per esigenze di spazio troppo rilievo, riducendoli a un elenco telefonico, si perde di vista Bisanzio, e a questo punto non vogliamo mettere un bel capitolo sugli arabi? e gli Ottoni? Tutto sacrosanto, ma in fase di studio, solo ripassare i Franchi dai Merovingi a Carlo Magno diventa un impresa di post-it, schemetti e salti da un punto all’altro del libro per correlare cose che sono state splittate in capitoli differenti.
Cosa cambia con un ebook? Molto. Il primo grosso cambiamento è che si possono introdurre diverse profondità del testo, permettendo una navigazione di superficie, e diverse navigazioni in profondità, fino ad arrivare ad un accesso diretto alle fonti. La seconda è che le relazioni tra gli atomi informativi sono in mano a colui che legge: posso procedere per una lettura annalistica, oppure procedere per zone geografiche o per temi. “Navigo” nella storia, potendo di volta in volta seguire un percorso diverso. Seguo la storia dei Franchi fino a Carlo Martello e magari solo in quel momento vado a ripercorrere la storia di Maometto e dell’avanzata islamica.
La mia percezione è che i libri di saggistica saranno più simili a quello che è oggi Wikipedia, piuttosto che a testi lineari identici a quelli di carta con delle animazioni in mezzo. Detto questo, fare un libro di questo tipo implica una concezione diversa nel crearlo e non un semplice smembramento di qualcosa che è stato pensato per altro. Senza contare che un testo di questo tipo potrebbe viaggiare in parallelo ad un saggio lineare “tradizionale” in cui si stabiliscono tesi storiografiche che possono essere poi vagliate e approfondite con l’ebook.
Insomma, per chi è nativo digitale il “libro del futuro” è qualcosa di molto quotidiano e che forse costa più fatica e fa meno “effetto speciale” di quello che si potrebbe pensare.

(sintesi di alcuni miei ragionamenti fatti nella mailing list di ebook-revolution)

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