Non ho mai letto un libro di Saramago. Non per scelta, ma a volte capita che un autore ti scivoli attorno senza mai finirti tra le mani.  Quanti libri non leggerò.

Comunque, oggi sono finito a leggere invece un articolo di Fulvio Panzeri su Avvenire, dove sembrerebbe che il fatto che io non abbia letto Saramago sia un bene, perché, cito, “Le sue sono state solo parole. Spesso brutte parole, senza storia”.

Ho letto con attenzione l’articolo di Panzeri per capire perché le parole di Saramago fossero brutte, o perché le sue opere fossero “effettivamente datate e non certo indimenticabili”, o perché il nobel da lui vinto gli fosse stato dato “più per le sue controverse posizioni che per l’ effettiva grandezza della sua opera”. Ho letto e riletto l’articolo e alla fine il succo dell’articolo è che Saramago è uno scrittore debole perché è meno forte di Dio.

“Bella forza”, ho pensato, “non giocano nemmeno nella stessa categoria”. Voglio dire, Dio usava dei ghost writer.

E quindi sono rimasto così, un po’ triste nel vedere come un critico letterario scriva su un quotidiano cattolico che uno scrittore, se non crede in Dio,  sia solo uno che mette in fila delle parole. E che queste parole, in quanto non abbellite dalla fede, siano brutte.

Alla fine viene fuori la verità: la letteratura è una cosa che si può scrivere solo con le “brutte” parole, perché con quelle belle non si riesce a raccontare davvero come è fatto l’uomo; con che miserie, anche editoriali.

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