Di solito i programmi per computer non funzionano. Non è un paradosso, è vero. Ogni volta che ho iniziato a studiare seriamente  un programma e ad usarlo in tutti i suoi aspetti sono finito su bugzilla per segnalare che -dannazione- il programma ha il baco. Non dico programmi come Word che basta tossire un po’ più forte per farlo chiudere inaspettatamente o mastodonti come Openoffice che rassomigliano al gigante invincibile di Nausicaa nella valle del vento, quello che alla fine si sfalda sotto il suo stesso codice. Parlo di ogni programma, di ogni sistema operativo, anche quello carino carino di Macintosh. Sei lì che lo usi, fai la cosa giusta e lui no, risponde e fa quella sbagliata, o si chiude. Collassa.

Quindi quando mi trovo di fronte a un programma che non mi abbandona, ecco, io gli voglio bene. In questo caso è il piccolo Mellel, un word processor shareware israeliano da nemmeno cinquanta euro con cui anni fa scrissi la mia tesi di laurea e che oggi uso ogni volta che debba scrivere qualche documento con dei fogli stile. Sabato stavo lavorando con un documento di milletrecento pagine, circa cinquecento titoli automatici e più di mille riferimenti incrociati, usando una visione a quattro pagine affiancate su due righe. Mellel soffriva, ogni volta che andavo a cambiare i titoli automatici faceva partire la rotella, e alcuni cerca/cambia su elementi multipli lo hanno messo in difficoltà.

Ma non mi abbandonava, io pensavo, ecco questo è troppo anche per Mellel, ora si chiude, e invece lui faceva apparire la sua barra di aggiornamento formattazione e andava avanti. Anche sabato non è andato in crash, piccolo, professionale e funzionante, mi ha accompagnato fino alla fine.

Come se fosse una cosa normale.

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