di avere dei figli è che quando ragionano fanno rumore, un rumore disordinato e carnacialesco che si sbatte da una stanza all’altra in maniera folle e geometrica. Tipo sono seduto davanti al mio computer che sto lavorando, una cosa di una certa complessità per la quale non voglio essere disturbato perché se mi disturbano sbaglio e entra nello studio figlio numero uno, si siede accanto a me, tra le mani ha il suo notebook, io faccio finta di non vederlo e fisso lo schermo del mio computer lui fissa lo schermo del suo, e dopo un po’ a bassa voce mi dice, papà ho un problema e io gli rispondo adesso anche io, e sospiro e mi stacco dal computer e gli chiedo, allora, quale è il tuo? E lui senza dire niente fa un sorrisone e mi mostra lo schermo del suo computer con un programma qbasic aperto e un messaggione di errore tipo out of range error, e in quel sorriso di mio figlio che mi mostra fiero un suo errore c’è tutta la piacevolezza di essere padre e avere attorno un satanello che con i suoi trentotto gradi di febbre sta lì a programmare quello che poi scoprirò essere un rudimentale programma di grafichetta vettoriale.

Ah, gioie paterne ma qua vorrei aprire una parentesi, ne ho già parlato su cittadella, gioie paterne, la fierezza di essere padri, ecco vorrei dire che più che fierezza è la meraviglia di potere dire a qualcuno, ragazzo sei fantastico. Vi racconto questa. Qualche giorno fa vado a prendere i miei figli da mio padre, mio padre è un’ottima persona con questo difetto che fin da piccolo ha preso d’abitudine di voler demotivare il mio amor proprio dicendo che le cose che io faccio sono in genere delle bazzecole, sono cose di importanza secondaria, che sono uno che fa mille progetti e poi non li realizza blablabla. Per il resto una brava persona, ma ha questa cosa che fin da piccolo ha preso gusto a volermi creare sensi di colpa, inferiorità, eccetera. Comunque.

Vado a prendere i figli dai nonni e mio padre mi accompagna fino a casa perché ho l’auto rotta e diluvia, e mentre camminiamo verso l’automobile mio padre mi dice che niccolò ha programmato e che è proprio come me, e per un attimo, abbastanza breve, penso che mio padre mi stia facendo un complimento, che stia dicendo che mio figlio è intelligente come me, e alzo anche un sopracciglio per esprimere un certo sgomento, e invece mio padre continua e dice che è come me fa delle gran presentazioni, ma poi il programma non lo finisce.

E in quel momento penso che mio padre si sta specializzando che con una frase sola è riuscito a colpire sia il mio amor proprio che quello di mio figlio, si vede che ha una certa esperienza. E il primo istinto è quello giusto, cioè prendermi i figli, fare una scenata e tornare a casa imprecando e inizio a farlo quando attorno a me il diluvio diventa totale e mi rendo conto che se lo facessi i figli si inzupperebbero fino al midollo e quindi non dico niente, rimango a rodere per tutto il viaggio, come se pensassi, e poi me ne vado a casa con qualcosa dentro, di nuovo. La cosa nuova che ho dentro è che non voglio essere come mio padre.

La cosa che penso è che voglio gratificare l’amor proprio dei miei figli finché posso, che voglio dirgli, quando fanno una cosa fantastica che è fantastica, niente di più di questo.Che quando figlio numero due arriva con il paroliamo con scritto  il suo nome e quello di suo cugino, io lo prendo e gli dico che è fantastico, dannazione, è fantastico. Che quando figlio numero uno all’una di notte sta costruendo dei meccanismi magnetici attaccati al letto che ruotano io gli dico che è una gran bella cosa. Dormi che è tardi, ma hai fatto una gran bella cosa. E ogni volta che dico a miei figli che stanno facendo la cosa giusta, è come mandare un po’ a fanculo mio padre, però volto in positivo.

Siamo alla fine: il mio ragionamento è che questo amor proprio che concedo ai miei figli dà fastidio perché i bambini sono gli unici con cui possiamo usarlo. Che viviamo in una società in cui questo amor proprio viene quotidianamente smagnetizzato, impoverito. Siamo in un mondo che si regge sull’accettazione di una generale mediocrità, tutto è generalmente mediocre e il mondo si regge proprio su questo collante. Quello che penso io è che invece le cose che gli adulti fanno sono incredibili. Usare mysql, rasare un muro, abbracciare una persona quando piange, le cose che gli adulti fanno sono eccezionali. Sono un miracolo, ma a loro non posso dirlo. Ai figli sì, agli adulti no, devo tenere a bada il loro amor proprio, devo pensare che non c’è niente di speciale.

E invece, a ben vedere, una delle cose piacevoli è capire che ci sono un sacco di cose speciali intorno.

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