Ieri sera sono andato alla mia kwoon, la palestra dove faccio arti marziali, un posto a cui mi sto affezionando. Fare arti marziali tradizionali è una cosa abbastanza interessante, è uno stacco netto rispetto ai ritmi della giornata e si attiva una seconda progressione, molto personale e interna. Il corpo prende la sua importanza. Ieri sera abbiamo fatto pin hei, ovvero il settore delle armi. Ci hanno assegnato le armi, io per ora posso usare solo il bastone, e poi siamo usciti tutti sul piazzale iniziando a prendere confidenza con la nostra arma. Alcuni avevano le spade, altri le alabarde e molti il bastone, che è una delle armi più affascinanti. Io ho fatto la parte di forma con il bastone che abbiamo fatto e poi ho fatto le singole tecniche di attacco e di parata, per difendermi.

Io non credo che utilizzerò mai un bastone per attaccare o per difendermi, ma quando ho il bastone in mano di fronte a me ho consapevole del vuoto, lo scimmiotto di Viaggio in occidente che salta e cerca di colpirmi. Lo scimmiotto è quello che vorrei essere e che non sono, è la posizione che perdo e che lui invece fa benissimo. Lo scimmiotto mi fa le boccacce e mi colpisce. E io viaggio nell’aria con il mio bastone e cerco di rispondere, di tenere bene le posizioni, di non rimanere perso. Lo scimmiotto è il mio doppio e con le sue bastonate mi salva la vita.

Poi ci siamo messi in coppia e abbiamo iniziato a portare tecniche di attacco al nostro compagno e poi a difenderci dalle sue. Tutto molto lentamente, per entrare bene in relazione con la nostra arma e vedere cosa può fare. In quel momento tutto si concretizza e capisci perché lo scimmiotto ti prendeva in giro. Il tuo compagno fa cose che non ti aspetti, ti colpisce dove non avresti pensato, ti costringe in posizioni che ti tolgono forza. E’ scuola, quotidiana.

Alla fine sono uscito dalla kwoon e sono andato allo poetry slam delle due porte, in via delle grazie, sono arrivato e c’era il Datti, distrutto. “Ho fatto tapirulan” mi ha confessato ridendo e mi ha detto che il tapirulan è la via comoda al benessere. Le due porte è un posto molto rilassante, la gente ci va per stare tranquilla, o per fare casino è circa la stessa cosa. E’ un circolo arci pieno di falli e vagine disegnate, c’è un forte afflato sensuale, soprattutto dopo il secondo aperitivo a stomaco vuoto. Non hanno cosine da mangiare. Ti danno gli aperitivi e se chiedi qualcosa da mangiarci ti danno dei blocchetti di cioccolato. Gli aperitivi hanno nomi come tipo il coyto, melagodo, incooler e questo crea sempre dei simpatici dialoghi con la ragazza che ha dei capelli tentacolari.

Ieri sera all’inizio c’era poca gente e poi è iniziato il poetry slam e io ho letto cinque minuti un pezzo dal doctoribus cadde, qui trovate un video bootleg fatto dal Datti. Era un pezzo che volevo leggere da parecchio, la cosa bella di questi poetry è che onestamente non sono molto interessato alla sfida in se (ma intanto ho vinto per la terza volta consecutiva il premio della giuria, tié) quanto al fatto di leggere tra gente che è venuta lì per ascoltare/ Fare poesia alle due porte e sentire altri che fanno le loro cose ha il senso primitivo della poesia, non è il bravo poeta venerandi che fa la sua marchetta di fronte agli altri bravi poeti, non è un discorso istituzionale, ma trovo che sia una modalità di poesia sociale. Vado a fare la mia poetica personale così come il mio cane la sera fa la sua pisciata. Qualcosa di interno che viene fuori per necessità, per voglia di fare la propria cosa e di farne sentire l’odore.

Annunci